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Milano

Ottobre 7, 2015

ON AIR LA CAMPAGNA CATTIVO ESEMPIO DEGLI STUDENTI IED

Venerdì 25 settembre presso il Museo di Fotografia Contemporanea, Villa Ghirlanda Silva, è stata presentata la campagna contro la violenza alle donne intitolata “Cattivo Esempio“, realizzata dalle studentesse del corso triennale di Comunicazione Pubblicitaria di IED Management e Comunicazione Milano con la supervisione della coordinatrice del corso Cinzia Piloni.

L’iniziativa, sviluppata da Elisa Del Favero (Art Direction), Enrica Litrico (Copywriter), Federica Tortora (Copywriter), è frutto della collaborazione, durante l’anno accademico 2014/2015, con il Comune di Cinisello Balsamo, la regione Lombardia, l’Azienda Sanitaria Locale Milano, gli ICP – Istituti clinici di Perfezionamento Buzzi – Ospedale Bassini, la Cooperativa il Torpedone e La Città.

All’evento erano presenti il Sindaco Siria Trezzi, l’Assessore alle Pari Opportunità Patrizia Bartolomeo, Carlo Forcolini, Direttore Scientifico IED e Elena Sacco, Direttore IED Management e Comunicazione Milano.

Oltre a “Cattivo esempio”, le studentesse IED hanno realizzato anche la campagna dedicata all’8 marzo 2015, Giornata Internazionale della Donna, sui diritti delle donne: manifesti con frasi di personalità celebri del mondo femminile, come Oriana Fallaci, Michelle Obama, Oprah Winfrey, Sonia Gandhi, Rita Levi Montalcini, Eleanor Roosevelt. Le autrici, in questo caso, sono Azzurra Brunetti (Art Director) e Cecilia Brianzi (Art Director).

Elena Sacco commenta così questa collaborazione: ” Siamo grati al Comune di Cinisello Balsamo che ci ha permesso, per la seconda volta, non solo di concepire ma anche di realizzare concretamente una campagna così importante, confermando la vocazione di IED a far lavorare i propri studenti su progetti reali”.

Cinzia Piloni, coordinatrice del corso di Comunicazione Pubblicitaria, ha così parlato della campagna:

“La comunicazione Cattivo Esempio andrebbe innanzitutto contestualizzata nel complesso dell’operazione comunicativa in cui: si fa riferimento ai buoni esempi “Campagna Quote”, si passa al Cattivo Esempio in oggetto, per poi approdare alla dimensione della bellezza – Campagna Statue, come possibile alternativa.
Tornando alla questione “Cattivo Esempio”, naturalmente le letture sono a vari livelli: la campagna è indubbiamente espressione del malessere del bambino (ma anche di quella parte fragile – un po’ bambina – che rimane in ogni adulto). Usa così un linguaggio – sintetico, come è nella natura dell’adv – per portare la riflessione su alcuni punti:
– la maggior parte delle violenze alle donne avviene fra le mura domestiche,
– spesso il triste rituale della violenza sulle donne è copione che viene reiterato da persone che a loro volta hanno subito o assistito a violenze (magari durante l’infanzia: così il linguaggio infantile per paradosso accomuna i due fronti!),
– su quale e quanta confusione provoca la violenza nell’immaginario del bambino.
Il papà, cui la campagna fa riferimento, non è da intendersi come il buon padre di famiglia (e crediamo che nessun buon padre di famiglia si sentirà coinvolto da un’affermazione che gli è estranea) ma, cambiando punto di vista, ciò che l’adulto chiama uomo, è ciò che il bimbo chiama papà….e capita che, cambiando ruolo, si cambi atteggiamento.
Questo concetto rientra in dinamiche diverse, più di ordine psicologico che comunicativo.
La comunicazione nel suo insieme, compreso l’approdo “la violenza alle donne è violenza alla vita”, vuol far sì che ci si pongano delle domande sul fatto che:
– la violenza spesa all’interno delle mura domestiche genera a caduta altra violenza
– la violenza crea confusione nella mente dei soggetti più deboli (bambini, ma anche tutti noi “bambini emotivi”)
– proprio per tutelare l’armonia di quel gruppo familiare ideale – cui fa riferimento la lettera – vanno resi noti anche i malesseri sociali
– spesso la violenza verbale è quella che precede la violenza fisica.
Certo, la violenza, soprattutto quella domestica, non è un bell’argomento di cui parlare, ne siamo tutti convinti e ne faremmo volentieri a meno. Ma quando succede (e i dati dicono che succede spesso) queste sono le parole – e queste sono le domande – che si aprono nella mente e nei cuori di chi alla violenza, suo malgrado, è costretto ad assistere.
È un punto di vista inusuale quello rappresentato in questa campagna. Una “domanda candida”, ovvero quella di un bambino che assiste a scene di violenza in casa. Non è quello di una donna che parla di se stessa, non è quello di una società che denuncia un fatto e nemmeno quello della parte sana della società che dice a quella colpita “come si deve fare”, dall’alto della sua presunta incolumità. Quando siamo bambini, siamo tutti un po’ più uguali e un po’ più vulnerabili. Ed è questa vulnerabilità che viene messa in luce, proprio per poterla proteggere. Ed è un bambino, ovvero, è il futuro (e questa è la metafora) che interroga noi adulti, tutti, su come fare per costruire una società migliore”.

Questi i manifesti on air.

 

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