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Milano

Febbraio 21, 2017

Un premio ai Bafta

La La Land, Lion, I Daniel Blake e A Love Story. La notte dei Bafta, l’equivalente britannico dei premi Oscar quest’anno ha premiato anche il giovane sound designer Victor Hugo Fumagalli.

Victor è un compositore e sound designer svizzero, vive e lavora tra Inghilterra e Svizzera. Nel 2012 si è diplomato in Sound Design. Oggi, dopo aver vinto importanti premi, partecipa con i suoi lavori ai più importanti festival del mondo tra cui Messico, Australia, Inghilterra, Italia, Polonia, Stati Uniti, Scozia, Spagna, Francia. Lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

Victor, l’emozione della vittoria ai Bafta è unica e straordinaria. Guardandoti indietro e ricostruendo il tuo percorso fino a lì, tra sfide, sperimentazioni, sacrifici e successi, che consigli vorresti dare a dei giovani che sognano di lavorare come sound designer?
Penso, che il bello delle professioni come la nostra è che non ci sono regole precise o formule. Il grande consiglio che posso dare, visto che l’ho vissuto in prima persona, è quello di mettersi sempre in gioco. Essere aperti a varie collaborazioni e fare esperienza. Tutto per me è iniziato quando mi sono offerto di lavorare come fonico di presa diretta e ho conosciuto persone che mi hanno chiesto di collaborare con loro. E poi bisogna essere pronti a comunicare, confrontarsi, godersi i momenti e trarne il più possibile. Non si diventa sound designer di colpo. Ci vuole tempo ed esperienza.

Che ricordo conservi di IED Milano e che valore ha avuto il metodo formativo di questa Scuola nella definizione del tuo percorso professionale?
IED Milano mi ha aperto una finestra su un mondo che nemmeno immaginavo. In tre anni ho imparato ad usare programmi e strumenti che ancora oggi uso. Mi ha permesso di crearmi una base su cui costruire, passo dopo passo, un mio percorso. Credo sia opportuno sottolineare che una scuola, in questo caso IED Milano, offre delle “mini” spinte che servono da miccia per accendere un fuoco interno che deve essere curato e alimentato soprattutto dallo studente. Il consiglio è dedicarsi anche alle altre discipline. IED è come un villaggio di menti creative e non c’è posto migliore per conoscere cosa fa un filmmaker, un fotografo, un illustratore, un media designer