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Milano

Novembre 13, 2014

Young, creatives, at work – Alessandro

Prima consulente di marketing poi graphic designer e startupper. «Così la passione mi ha cambiato la vita»

Alessandro Tunno, 32 anni, è il co-fondatore dell’agenzia milanese di brand strategy Mad Factory. Ha iniziato i suoi studi alla Bocconi, dove si è laureato in Discipline economiche e sociali. Dopo anni di esperienze come advisor nell’ambito delle ricerche di mercato ha deciso di lasciare tutto e di iscriversi a un master IED che lo ha trasformato in un affermato professionista della grafica. «Ho avuto la fortuna e il coraggio di fare un’ottima scuola che mi ha permesso di giocare direttamente nella serie A della comunicazione visiva. E ora nella mia startup sfrutto anche le competenze da economista per offrire ai clienti un servizio a 360 gradi»

Come Alessandro, ogni anno più di 500 giovani creativi scelgono un master IED e in un percorso intenso tra lezioni, testimonianze e progetti in collaborazione con le aziende, studiano, imparano, sperimentano con tenacia ostinata, dedizione e passione. Oggi molti di loro sono attivi nel mondo del lavoro. Alcuni hanno aperto startup, altri lavorano da freelance, altri ancora si fanno spazio nelle imprese. Tutti uniscono impegno, determinazione, capacità di darsi obiettivi e raggiungere traguardi.

Leggi la storia di Alessandro, ex studente master IED, intervistato da Maurizio Di Lucchio.

Ci sono passioni a cui è impossibile resistere. Quelle che hanno spinto Alessandro Tunno a lasciare il lavoro di consulente e a cambiare vita sono state la comunicazione e il graphic design. E ora, a 37 anni, dopo cinque anni a fare pratica in alcuni dei più autorevoli studi milanesi, Alessandro è un designer professionista che ha fondato una sua startup: l’agenzia di brand strategy Mad Factory.
All’inizio del suo percorso, però, le arti visive erano solo un hobby da coltivare nel tempo libero. Perché il suo primo amore professionale era l’economia. Tanto che nel 1996 si trasferisce da Taviano, nel Salento, a Milano per studiare Discipline economiche e sociali all’Università Bocconi. Con una laurea in tasca e un background da economista, nel 2002 comincia a fare esperienze di lavoro nel mondo della consulenza. Parte con uno stage in un colosso come Accenture. Continua nel settore delle energie rinnovabili. Poi è la volta delle indagini di marketing. Ma se di giorno l’attività di consulente ha la priorità, di sera Alessandro dà spazio al suo interesse principale e frequenta corsi di illustrazione e di disegno. L’anima creativa comincia a liberarsi e a prendere lentamente il sopravvento. Al punto che in una successiva tappa professionale – una startup attiva nella comunicazione che non ha avuto lo sviluppo atteso –, il consulente lascia progressivamente il posto al futuro designer. «All’inizio dovevo occuparmi di illustrazione, ma non l’avevo mai fatto prima e quindi affiancavo l’account e il graphic designer dell’agenzia per apprendere i rudimenti del mestiere: era come andare a bottega», racconta Alessandro. E quando nota che quella di esperto di comunicazione visiva sta diventando la sua occupazione principale, decide di approfondire. È in questo momento che arriva lo Ied. «Nel 2008 mi sono iscritto al Master in Graphic Design Management: è stato il mio ingresso ufficiale nel mondo della comunicazione. E già dai primi giorni ho capito che era quella la mia strada, il modo giusto per esprimermi. Il lavoro che facevo prima era impostato. Un percorso un po’ troppo classico per i miei gusti…».
L’esperienza di Alessandro all’Istituto europeo di design comincia subito a ritmi serrati. «Il corso durava meno di un anno e quindi tutto era molto concentrato. Per tutta la giornata c’erano lezioni frontali e ore di laboratorio. Molto spesso continuavamo a studiare anche la notte: non si dormiva mai. Ma per quanto sfiancante, era molto appagante. Man mano che facevo le cose mi rendevo conto di ciò che potevo produrre e monitoravo i miei miglioramenti», ricorda Alessandro. «E poi c’era la bellezza di lavorare sempre in team, quasi mai individualmente: sembrava di stare in un campus americano, in una vacanza perpetua in cui tutti fanno le stesse cose insieme».
Uno degli aspetti che più conquista l’allora aspirante graphic designer è la qualità dell’insegnamento. «Avevamo docenti – solo per citarne due – del calibro di Andrea Braccaloni e Massimo Pitis, titolari di due tra i più importanti studi grafici di Milano. E poi gli interventi di professori esterni, gli ospiti, le case history di successo, i seminari, le conferenze: avevamo la percezione di avere a che fare con il meglio del design e della comunicazione a livello italiano e spesso anche mondiale». Dopo pochi mesi di master, Alessandro si prende anche la soddisfazione di arrivare tra i finalisti di un contest internazionale e di vedere esposto un suo lavoro alla Triennale di Milano.
Il periodo Ied si conclude con un progetto di tesi che consiste nel restyling dell’identità visiva di una casa editrice. A questo punto, arriva il momento di confrontarsi con la «serie A del graphic design italiano» e di «avere il coraggio di giocare con quelli che menano». Alessandro inizia a lavorare come freelance collaborando con il Centro Ricerche Ied e con diversi studi nell’ambito della grafica editoriale e del branding. «Ho avuto la fortuna di entrare in questo mondo accedendo direttamente ai piani alti. Ho lavorato a diversi progetti che hanno avuto una certa risonanza, tra cui la realizzazione della grafica – per conto di Pitis Design – della mostra “Stazione Futuro. Qui si rifà l’Italia” a Torino nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Insomma, dato che sono arrivato un po’ in ritardo al lavoro della mia vita, ho sempre avuto l’urgenza di apprendere più possibile e di recuperare il tempo perduto: ho corso come un pazzo».
L’approdo naturale a cui arriva Alessandro è appunto la fondazione, con la sua socia Lisa Calamandrei, di Mad Factory, un’agenzia che si occupa di strategia della marca. «L’idea e il nome erano già nati nel 2009, alla fine del master. Ci siamo accorti che sul mercato c’era un vuoto di offerta: mancava uno studio che fosse sia agenzia creativa che società di consulenza strategica. Certo, per capire come strutturare e affinare il nostro progetto ci siamo presi quattro anni: il lancio vero e proprio è avvenuto nel 2013. Ma da un anno a questa parte, Mad Factory è una realtà che ha già ottenuto buoni risultati».
Da imprenditore che deve unire capacità di analisi ed estro comunicativo, Alessandro sfrutta anche il bagaglio di conoscenze di quando era “solo” un consulente esperto di marketing. «È la mia fase di sintesi. Utilizzo le mie competenze precedenti per creare qualcosa di nuovo e metto a frutto quello che ritengo il mio maggior talento: usare la creatività per risolvere problemi pratici». Al momento, sono sei le persone che lavorano in Mad Factory. La startup si sta focalizzando in particolare sullo sviluppo e la promozione di due servizi (un sistema web per le ricerche di mercato e un gioco interattivo che permette alle aziende di far “allenare” i propri dipendenti) e sulla capacità di rispondere alle richieste dei clienti in tutta la filiera. «Copriamo dal concept fino alla fase di design: comunicazione, brand e corporate identity». Servizio a 360 gradi, insomma. Con quella stessa completezza che questo lavoro ibrido, metà razionalità e metà fantasia, ha dato ad Alessandro. «Ma anche se mi sento sulla strada giusta, non ho ancora raggiunto la mia dimensione ideale, da cui mi sento meno distante rispetto a ieri e più distante rispetto a domani. È questa la molla che mi spinge a migliorare. Sempre».