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Milano

Novembre 12, 2014

Young, creatives, at work – Leonardo

«Ho avuto il coraggio di lasciare un lavoro garantito: ora sono un imprenditore che aiuta le aziende del fashion a fare business»

Leonardo Arienti, 30 anni, è uno dei fondatori di Wemanage, una startup che fa consulenza di management per imprese attive nel campo della moda. Con una laurea di giurisprudenza in tasca, si è trasferito a New York per sei mesi e lì ha deciso che il suo futuro sarebbe stato nell’imprenditoria in Italia. Dopo un master IED si è occupato di brand management e ha lavorato in una società di consulting. «La persona con cui lavoravo seguiva un’impostazione diversa da quella che avrei voluto sviluppare io. Ecco perché ho corso il rischio di interrompere quel rapporto e ho dato vita alla mia impresa: finora sta andando bene, e a breve apriremo anche una sede a Londra»

Come Leonardo, ogni anno più di 500 giovani creativi scelgono un master IED e in un percorso intenso tra lezioni, testimonianze e progetti in collaborazione con le aziende, studiano, imparano, sperimentano con tenacia ostinata, dedizione e passione. Oggi molti di loro sono attivi nel mondo del lavoro. Alcuni hanno aperto startup, altri lavorano da freelance, altri ancora si fanno spazio nelle imprese. Tutti uniscono impegno, determinazione, capacità di darsi obiettivi e raggiungere traguardi.

Leggi la storia di Leonardo, ex studente master IED, intervistato da Maurizio Di Lucchio.

Si dice che i business di maggior successo nascano dall’osservazione della realtà e dall’ascolto dei bisogni. Leonardo Arienti, milanese classe ’84, è partito da un dato che è sotto gli occhi di tutti: l’Italia è piena di piccole imprese che hanno difficoltà a dotarsi di manager in grado di guidarle in modo efficace sui mercati internazionali. Certo, per dare una mano, ci sarebbero le grandi aziende di consulenza. Ma per costi e modo di operare raramente sono adatte a lavorare con compagnie di dimensioni micro. Ecco perché Leonardo ha fatto ciò che ai bravi imprenditori riesce meglio: trovare una soluzione a un problema. Così, nel 2013, insieme a due soci, ha fondato Wemanage, una società che fa consulenza a startup e piccoli marchi attivi nel settore fashion.

«Su quel mercato c’erano grandi opportunità e pochi concorrenti», racconta Leonardo. Fare consulenza, dal suo punto di vista, non significa soltanto dare indicazioni ma prendere in carico tutte le esigenze che un’azienda può avere. «Non facciamo solo strategia ma curiamo tutta l’operatività. Se, per esempio, altri consulenti fanno i piani di marketing e poi dicono ai clienti cosa fare noi ci occupiamo in prima persona della ricerca dei distributori e dei partner commerciali, della negoziazione, della gestione dei rapporti dopo le campagne vendite. E rispondiamo come se fossimo l’area manager dell’azienda». A sentir parlare Leonardo, sembra che conosca il settore da sempre. Invece, ed è questo uno degli aspetti più singolari della sua vicenda, il suo percorso professionale è cominciato in modo del tutto diverso.

Fino a pochi anni fa, nulla faceva pensare che sarebbe diventato un imprenditore-manager. Per arrivare alla fondazione della sua impresa, c’è stato bisogno di una città ispiratrice come New York, di un master di qualità e di una buona dose di coraggio. Tutto parte con una scelta universitaria non così comune tra i professionisti del fashion: giurisprudenza, all’Università di Milano Bicocca. Fresco di laurea, Leonardo si trasferisce a New York per una sorta di Erasmus fai-da-te. «Ho trascorso lì sei mesi, in cui mi sono concentrato soprattutto sullo studio dell’inglese alla New York University. È stata un’esperienza ottima per la bellezza della città, i tanti contatti e l’ispirazione che mi ha dato. Anche se coltivo la passione per l’imprenditoria fin da quando ero bambino, è stato lì che ho capito che volevo lavorare nel mondo del business, ma in un modo un po’ meno serioso rispetto alla realtà che vive un avvocato d’affari».

La tentazione di restare a studiare negli Stati Uniti c’è ma alla fine Leonardo preferisce fare ritorno in Italia, sempre a Milano. «Una volta tornato ho definito l’area: la moda. E ho scelto di iscrivermi allo Ied, al Master in Fashion Marketing & Retail Management. Avevo bisogno di un corso che mi facesse vivere una realtà internazionale». Ciò che più entusiasma Leonardo è proprio l’ambiente. «Era bellissimo, c’erano persone da tutto il mondo. Eravamo in trenta, di cui solo due italiani. Gli altri erano cinesi, russi, messicani… Per imparare a lavorare in squadra e a confrontarsi con visioni differenti è stato molto importante». Ma il clima da villaggio globale non è tutto.

Per il futuro startupper lo Ied è un trampolino di lancio per aumentare le proprie competenze («all’epoca, la mia conoscenza dell’universo del fashion era ancora limitata») e per mettersi in contatto con docenti e professionisti in vista di possibili collaborazioni successive. Terminato il master, Leonardo si tuffa subito nel pianeta lavoro e comincia a occuparsi di brand management in una società, WP Lavori in Corso, che gestisce marchi importanti. «Sono stato lì tre anni: sono partito con uno stage e poi sono rimasto con loro due anni e mezzo. Ho seguito il progetto Woolrich Woolen Mills, una collezione di Woolrich rivolta a un target selezionato. Sono stato in contatto con operatori importanti, showroom, retailer di livello internazionale: è stata un’ottima formazione».

La seconda esperienza rilevante per Leonardo è la collaborazione in una società di consulenza per imprese del fashion. In pratica, lo stesso ambito in cui sarebbe andato a operare in seguito con la sua startup. «La persona con cui ho lavorato, per più di un anno, è un ex manager da cui ho imparato tanto ma che seguiva un’impostazione diversa da quella che avrei voluto sviluppare io. Ecco perché ho trovato il coraggio di interrompere quel rapporto, che mi dava anche garanzie dal punto di vista lavorativo, e di creare Wemanage». Il progetto di Leonardo e dei suoi due soci – Matteo Patalano e Paolo Ruggiero – prende forma nell’aprile 2013. «Uno dei principi di base è non concentrare tutto su una persona sola. È per questo che ognuno ha le sue specializzazioni: c’è chi, come Paolo, è più ferrato sulla finanza e chi, come Matteo, ha più competenze nel marketing. E dove non arriviamo noi, ci rivolgiamo a collaboratori esterni». La struttura così congegnata finora funziona. E cresce. Nei primi sei mesi abbiamo gettato le basi e ora stiamo raccogliendo: da due clienti siamo a passati a cinque e arriveremo a una decina entro fine 2013. Per essere una startup, stiamo procedendo in fretta».

Se i riscontri sono positivi è anche perché Leonardo e gli altri combinano, appunto, il ruolo di manager con quello di consulenti. Ma l’obiettivo è di abbandonare progressivamente la consulenza per dedicarsi solo allo sviluppo e alla gestione della società. In questa prospettiva, annuncia Leonardo, Wemanage si amplierà anche in termini di staff. «Visto che abbiamo bisogno di liberarci di un po’ di attività, inseriremo nuove risorse». E per continuare a crescere e a espandersi all’estero, i prossimi step saranno l’allargamento del target a imprese di dimensioni maggiori e l’apertura di una sede a Londra. «Credo di avere un talento utile per il business: sono bravo a costruire rapporti in modo intelligente». E in questo momento, mentre leggete, probabilmente Leonardo starà facendo proprio questo. Gli imprenditori non si fermano mai.