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Milano

aprile 10, 2020

I maker nell’emergenza: stampiamo in 3d le valvole per i respiratori e i cerchietti per le visiere protettive

Dalla Lombardia alla Sicilia, la storia di due Alumni - Andrea Rubens Sangalli e Vincenzo Sandro Cusenza, entrambi grandi “riutilizzatori”- che hanno aderito agli appelli per portare negli ospedali l’idea di Isinnova: la maschera da snorkelling usata come respiratore

La cosa difficile è ottenere un risultato con quello che si ha disposizione, ma l’arrangiarsi è la linfa che ci porta a far andare la testa e che ci guida al progresso”. A parlare è Andrea Sangalli, product designer 31enne, diplomato in IED nel 2014. Da Crema, il 28 marzo scorso, ha risposto all’appello urgente diffuso dall’Ordine degli Ingegneri lombardo e rivolto a stampatori 3d, con l’obiettivo di concretizzare l’iniziativa della bresciana Isinnova: produrre valvole di raccordo che potessero consentire alla maschera da snorkelling Easybreath di funzionare da respiratore di emergenza per chi arriva in ospedali saturi, in attesa di poter accedere a un respiratore polmonare ufficialmente utilizzato in ambito sanitario.

Tutto è cominciato nei giorni dell’emergenza piena nel triangolo tra Bergamo, Brescia e Cremona, con posti insufficienti in terapia intensiva. Al sentire quel “letteralmente stanno morendo, la situazione è drammatica” Andrea si mette subito all’opera e realizza in totale 30 valvole (tra le due tipologie Charlotte e Dave) con la stampante 3d che da bravo maker e progettista continua ad avere a livello personale, malgrado il lavoro in una grande azienda di cosmetica, dove si occupa di innovazione di prodotto.

Andrea sparge anche la voce tra alcuni ex compagni di studi in IED, che si uniscono a lui nello stampare le valvole, anche grazie ai post che pubblica su Facebook.

Le prime valvole prodotte sono già state consegnate e adesso che la fase di emergenza più nera è superata (per la riduzione dei contagi e perché la valvola è entrata ufficialmente nelle linee di produzione) Andrea e altri colleghi sono passati a stampare i “cerchietti” su cui applicare le visiere protettive destinate ai medici. “Ma se domani mi richiamassero sarei pronto ad andare avanti” – racconta, orgoglioso di poter dare una mano. All’inizio ha usato il materiale che aveva a disposizione in casa, poi a lui e agli altri maker ne è stata distribuita una integrazione nel punto di smistamento e consegna delle valvole allestito presso un’arena sportiva di Monza. “Finalmente la stampa 3D è riuscita a dimostrare di avere un’utilità concreta, nel contribuire a salvare persone” prosegue Andrea, che subito dopo il diploma e prima di passare in azienda, ha aperto uno studio di design in proprio con alcuni compagni.

Guardando al prossimo futuro, è convinto che si “baderà molto di più alla prevenzione e all’attenzione ad aspetti dell’igiene che prima erano presi sottogamba”. Poi, con l’occhio del product designer, aggiunge che “sicuramente si tenderà all’antibatterico, con nuovi prodotti progettati appositamente per prevenire le contaminazioni. Nascono ad esempio già le prime maniglie con superficie antibatterica auto-sanificante, o dispositivi di apertura che permettono di non toccare le porte, anche a livello domestico”.

Cusenza_news

Allontanandoci verso Sud dall’epicentro lombardo dell’epidemia e approdando in Sicilia, incontriamo una storia altrettanto appassionata: quella del 29enne Vincenzo Sandro Cusenza, designer e artigiano digitale: dopo la laurea all’Università di Palermo e un master in IED Milano (la Samsung Maestros Academy nel 2015) è tornato ad operare nel suo paese alle pendici delle Madonie, confidando anche nella rete attiva di persone che ruota attorno ai FabLab. Da Castelbuono ha aderito, senza pensarci due volte, all’appello urgente del lab di Messina, per stampare valvole da adattare ai respiratori destinati agli ospedali siciliani. Insieme a un amico ha prodotto 15 valvole Charlotte delle 50 che erano state richieste localmente. Da qualche giorno è invece al lavoro sui “raccordi” per sdoppiare i tubi di respirazione in due utenze, e aumentare quindi i posti letto.

La storia degli adattatori Charlotte ci dimostra che le tecnologie di prototipazione hanno reso possibile una progettazione ricorsiva e organizzata nel giro di poche ore, piccole e temporanee produzioni locali che in qualche giorno hanno portato a una produzione industriale di migliaia di pezzi al giorno” – racconta.

Da un anno circa, Vincenzo ha aperto il suo laboratorio di progettazione e prototipazione rapida: “un’avventura ancora in itinere; ci sono arrivato dopo alcuni mesi di progettazione e dopo aver richiesto e ottenuto un finanziamento”. Sta per ricevere gli ultimi macchinari per avere un laboratorio completo di tutte le tecnologie della digital fabrication (stampa e scanner 3d, taglio laser, fresa cnc, plotter da taglio). “In Sicilia non siamo in tanti, specialmente in provincia, lontani dalle città principali. Al momento sto lavorando insieme a un amico designer ad un catalogo di oggetti in piccola serie (che produrrò nel mio laboratorio) che presenteremo a partire dalla prossima estate.”

Vincenzo è un “seguace” del riuso fino al midollo: “credo di aver convinto IED ad ammettermi tra i soli 12 studenti che hanno seguito il master raccontando di quando all’università trasformavamo teli di lino e fogli di sughero in barche a vela”.

In IED ha avuto la possibilità di conoscere e lasciarsi ispirare proprio dal fisico e divulgatore scientifico che ha avuto in questi giorni un ruolo importante nella risposta tecnologica all’emergenza, Massimo Temporelli, oltre che da Alessadro di Palma: “ci hanno guidati e spronati a dare il meglio in un mondo in cui le tecnologie sono il nostro mezzo per trasformare le idee in realtà”.

Difficoltà e necessità sono madri dell’opportunità è il motto di Vincenzo, che guardando all’imminente futuro, afferma: “sono di animo ottimista, ognuno di noi dovrebbe cogliere la sfida di questi giorni e lavorare per migliorare questo mondo, naturalmente senza la pretesa di salvare il mondo intero, ma ognuno per le proprie piccole sfide quotidiane. Il design, in tutte le sue forme, può contribuire a migliorare processi e servizi che proprio in questi ultimi mesi si sono dimostrati mal progettati e poco efficienti”.