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Febbraio 24, 2014

Le vite degli altri: IED, Canon e D La Repubblica selezionano il vincitore del contest

Assegnata la borsa di Studio per il corso di Fotografia.

Sono stati oltre 80 i giovani creativi che si sono candidati al contest Le Vite Degli altri, lanciato lo scorso 11 gennaio da IED Milano, Canon e D La Repubblica sulle pagine del settimanale del Gruppo L’Espresso.

Ai partecipanti era stato chiesto di realizzare e presentare 5 scatti sul tema. In palio una borsa di studio a copertura totale per il Corso di formazione avanzata in Fotografia, in partenza il prossimo 20 Febbraio presso la sede milanese dell’Istituto Europeo di Design.

Una giuria composta da Rossella Bertolazzi – Direttore IED Visual Communication Milano, Silvia Lelli – fotografa, coordinatrice del CFS in Fotografia allo IED Milano, Marinella Gori – Marketing Communication Manager di Canon Italia, Giovanni Ciullo – Vice capo servizio e Manila Camarini – photo editor di D La Repubblica, hanno valutato i progetti pervenuti e selezionato il vincitore.

Al primo posto si è classificata Ilaria Scarpa, 25 anni, originaria di Rimini. Il suo lavoro ha colpito la giuria per coerenza col tema proposto, originalità dell’idea, efficacia del progetto e qualità tecnica degli scatti. Filo conduttore del lavoro presentato è l’indagine dei sentimenti e delle emozioni dei soggetti, fotografati nella loro quotidianità, quando un gesto e uno sguardo diventano emblema di una condizione talvolta anche molto difficile. Cinque scatti che sono frutto di un percorso durato diversi anni attorno al tema del disagio psichico, che l’ha portata a visitare centri diurni per disabili e, in particolare, alcuni Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Vista la qualità dei lavori pervenuti, accanto a lei, la giuria ha voluto premiare con una menzione speciale anche altri cinque candidati.

Elena Chiappa, 22 anni, romana, fotografa di scena di spettacoli teatrali. Il suo progetto si sviluppa attraverso una serie di ritratti che si rivolgono direttamente allo spettatore, lasciandogli la possibilità di interrogarsi sulle loro vite, con l’obiettivo di rendere il progetto interattivo, stimolando l’immaginazione di chi guarda, fornendo poi, solo alla fine, la vera identità dei soggetti ritratti.

Maria Alexandra Piraino, 24 anni., fotografa di scena di teatro e spettacolo. I suoi scatti sono tratti da una cena tra amici e colleghi, durante la quale ha cercato di sparire nella casa per strappare qualche segreto dagli sguardi dei presenti, raccontando come un momento collettivo e comune possa essere raccontato attraverso modi diversi.

Gaia Musacchio, 25 anni, di Bassano del Grappa, assistente fotografa, collabora alla gestione e al photo editing di due piattaforme online di fotografia documentaria. Nato da un incontro casuale, il progetto presentato per il contest si intitola Jenny’s Details: un foto-documentario che cerca di indagare la vita umana nella sua forma più essenziale e nel suo ambiente più intimo, la casa. Si tratta di un racconto fatto di immagini, una finestra aperta sulle abitudini e i piccoli gesti della protagonista della storia, Jenny, una ragazza giovane a cui all’apparenza non manca nulla. In realtà i dettagli che emergono dalla vita di questa ragazza ne delineano un profilo triste, una vita vissuta in solitudine e con repulsione verso la realtà.

Elena Gatti, 27 anni, di Perugia. I suoi scatti sono immagini che raccontano una storia, una di quelle storie che spesso si dimenticano. Come protagonisti, persone che in passato sono state allontanate dalla società, tenute nascoste; quelle persone di cui ci si vergognava e che causavano imbarazzo. Anche loro hanno avuto una vita, scandita dal ticchettio interminabile del tempo, rinchiusa nel continuo desiderio di fuggire altrove, disperata, cui non sapevano dare un senso. Cinque foto, quindi, per non dimenticare.

Alessio Iacovone , 28 anni, Aquilano. Alessio ha scelto di puntare l’obiettivo fotografico su se stesso e di ritrarre le tracce che “gli altri” hanno lasciato su di lui. Capita, a volta, che presenze estranee riescano ad insinuarsi nella nostra vita e nel lavoro. Per questo, il fotografo ha sentito il bisogno di fissarle in un’immagine, per portarle con sé. Lo scatto è solo il risultato di un lungo processo di conoscenza tra sé e il soggetto. Anche quando questo avviene non ritrae la personalità del soggetto, ma piuttosto lo trasforma in uno specchio su cui poter proiettare l’immagine che ha di quella persona e le sue aspettative su di essa. In un continuo gioco di rimandi finisce col rendersi conto che non esiste confine tra sé e gli altri e che una buona fotografia è il risultato di uno smarrimento reciproco.