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Firenze

Luglio 30, 2019

L’evoluzione del graphic design raccontata da Cosimo Lorenzo Pancini

Cosimo Lorenzo Pancini, coordinatore del corso di Typography and Calligraphy e socio fondatore dello studio Kmzero, è Art Director e Type Designer e con la sua agenzia ha realizzato progetti di immagine per clienti come Sky, Vogue, Wired, la Repubblica e con la sua foundry digitale Zetafonts, realizza caratteri tipografici diffusi in tutto il mondo, scaricati da oltre 15 milioni di utenti e utilizzati da clienti quali Google, Coca Cola Company, AT&T Usa, Target Australia, Netflix.  Gli abbiamo chiesto di raccontarci l’evoluzione del design e l’importanza che ha nel suo quotidiano.

 

Ciao Cosimo, come definiresti la tua figura professionale?

Di solito mi definisco Art Director e Type Designer, ma questo non mi ha impedito di creare anche cortometraggi animati, installazioni interattive, scenografie teatrali, fumetti e illustrazioni. Credo di essere una persona fortunata: quello che faccio mi diverte e mi dà da vivere. Come dice James Victore: “Your work is a gift”, e per me è vero.

Cosa è fondamentale per un designer?

Risponderò citando uno dei miei designer preferiti, Jonathan Barnbrook, il cui discorso ai laureandi della classe 2015 alla Central Saint Martins University termina con un consiglio apparentemente incongruo: “Siate gentili”. Ecco, questa è una cosa molto bella e semplice, ma estremamente importante, perché il lavoro del designer o di qualsiasi altro artista commerciale implica il rapporto con gli altri: e quindi il modo in cui ci si relaziona con gli altri e le sue caratteristiche diventano una componente fondamentale per lavorare bene. E per noi questa cosa è veramente importante. Se sei un creativo, passerai un sacco di tempo nel tuo posto di lavoro: ed è la differenza del tuo atteggiamento che lo fa essere uno studio o un mero ufficio. E per noi di Kmzero e Zetafonts, questo vuol dire che in generale non crediamo in un atteggiamento aggressivo nel business e che nei rapporti cerchiamo di mettere sempre al centro le idee e il dialogo. È quello che chiamiamo “design positive”, e nasce dall’idea che il lavoro del graphic designer non avviene mai ‒ come talvolta si crede da giovani ‒ “contro” il cliente, ma sempre assieme a lui. E anche se quasi mai gli amici sono buoni clienti, i migliori clienti sono quelli con i quali si ha il rapporto più amichevole.


Come vedi e vivi il mestiere del designer oggi? Quanto è cambiato negli anni?

È inutile sottolineare come la rivoluzione digitale alla fine del millennio scorso abbia innescato nella nostra professione un processo di cambiamento e di evoluzione del quale non vediamo ancora la fine. Io ho avuto la fortuna di vivere tutte le innovazioni, ma anche di essere stato l’ultimo a usare tutte le tecnologie tradizionali, e questo mi ha dotato della capacità di abbracciare le nuove tecnologie mantenendo al contempo un sano scetticismo. Continuo a usare la carta per gli sketch dei progetti, e cerco di non essere troppo dipendente dagli ultimi software. È importante ricordarsi che essere un graphic designer e saper usare la Creative Suite non sono la stessa cosa…

 

Oggi coordini il corso di Typography and Calligraphy  The Font Design. Come è nata quest’idea?

L’esperienza dell’insegnamento ha sempre fatto parte della mia vita: ho insegnato fumetto per quasi 20 anni, grafica per oltre 10. Quando ho cominciato a impegnarmi molto nel campo del type design ho pensato che mi sarebbe piaciuto conoscere altre persone con questa passione. Spesso insegnare è anche un modo per imparare: racconti qualcosa, capisci meglio le tue motivazioni e il tuo metodo, e incontri persone appassionate che ti danno qualcosa in cambio. Il corso di Typography and Calligraphy  è nato in un momento in cui c’è grande interesse per la calligrafia e la tipografia, come si può capire dagli innumerevoli libri o profili Instagram sull’argomento. Insieme a Marzia Lodi, responsabile dei corsi di arti visive IED, abbiamo cercato di inventare un corso breve ma intensivo, con la collaborazione dei migliori nomi italiani. Siamo all’inizio, ma è un progetto che merita di crescere, perché sta già creando una piccola comunità di persone interessate alla cultura del type design.