Data
10 Marzo 2026
Orario
18:30 - 20:30
Fruizione
In presenza
Note
10 marzo 2026 · ore 18:30
Casa IED New York presso Salotto
84 Withers Street, Brooklyn, NY
Intelligenze Plurali a Casa IED - Conversazione con Cecilia Alemani
Curare l’immaginario significa modellare il modo in cui le storie vengono raccontate, vissute e connesse. A Casa IED New York, Cecilia Alemani ha dialogato con la writer e critica Maddie Hampton in una conversazione che ha esplorato la curatela come pratica narrativa - capace di andare oltre gli oggetti per interrogare i processi di costruzione del significato.
Parte della serie Plural Intelligences, l’incontro ha riflettuto sull’evoluzione del ruolo del curatore, non più inteso come semplice mediatore di opere, ma come figura capace di costruire relazioni tra di esse. Come ha sottolineato Alemani, le mostre non sono semplici collezioni di oggetti, ma sistemi di connessioni, in cui il pubblico è invitato a interpretare attivamente e a navigare diversi livelli di significato.
Ripercorrendo esperienze formative come Documenta, Alemani ha evidenziato come alcune mostre possano ridefinire il concetto stesso di curatela, aprendo a forme di narrazione più complesse e non lineari. Un approccio che ha caratterizzato gran parte della sua pratica, culminando nella direzione artistica della 59ª Biennale di Venezia.
Piuttosto che proporre una visione unica e autoritaria, la sua pratica curatoriale abbraccia la pluralità. Ispirandosi a Ursula K. Le Guin, Alemani descrive le mostre come contenitori di storie, in cui voci, temporalità e identità diverse possono coesistere. In The Milk of Dreams, questo si traduce in un progetto che mette in discussione le narrazioni dominanti della storia dell’arte, portando in primo piano figure spesso trascurate e creando esperienze più intime e stratificate all’interno di un contesto monumentale.
Il rapporto tra contesto e narrazione emerge come elemento centrale del suo lavoro. Alla High Line, dove ricopre il ruolo di curatrice dal 2011, l’arte si sviluppa in dialogo diretto con la città e con un pubblico che spesso la incontra in modo inaspettato. In questo contesto, la curatela diventa uno strumento per creare momenti di interruzione e scoperta, invitando le persone a relazionarsi con lo spazio in modo nuovo.
Riflettendo sul presente e sul futuro delle istituzioni culturali, Alemani ha inoltre sottolineato il rischio di una crescente omologazione degli spazi espositivi, spesso ridotti a ambienti neutri e standardizzati. Richiamando le riflessioni di Orhan Pamuk, ha evidenziato l’importanza di preservare la diversità delle narrazioni e di sostenere istituzioni capaci di raccontare storie situate e personali.
In questa prospettiva, la curatela non è solo una pratica di selezione, ma un modo per costruire i framework attraverso cui interpretiamo il mondo - un approccio che risuona con l’idea di intelligenze plurali, dove la conoscenza è multipla, relazionale e in continua evoluzione.