Un’azione di guerrilla marketing in collaborazione con Emergency che trasforma un kit di arruolamento simbolico in uno strumento di riflessione sul tema della guerra.
Anno accademico
2025/2026
Un’azione di guerrilla marketing in collaborazione con Emergency che trasforma un kit di arruolamento simbolico in uno strumento di riflessione sul tema della guerra.
Il progetto nasce all’interno del corso di Metodologia Progettuale, guidato dal docente Andrea Natella, a partire da un brief sviluppato in collaborazione con Emergency, con l’obiettivo di tradurre i valori della campagna R1PUD1A in un’azione di comunicazione capace di coinvolgere direttamente un pubblico giovane.
Una prima fase di ricerca ha analizzato il contesto geopolitico attuale e il dibattito pubblico intorno alla possibile reintroduzione della leva militare, approfondendo il quadro normativo italiano e il ruolo dell’articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra.
A partire da queste riflessioni, il team di studenti ha sviluppato il concept “Aprire 1n caso d1 guerra”, un dispositivo di comunicazione pensato per rendere il tema della guerra più concreto e personale, non più percepito come distante. L’idea prende forma in una busta sigillata che richiama simbolicamente una lettera di arruolamento e invita chi la riceve ad aprirla per scoprire “l’essenziale per diventare un soldato o una soldata”.
All’interno sono presenti diversi elementi progettati per attivare una riflessione individuale: un modulo, una piastrina militare e uno specchio, pensato per coinvolgere direttamente l’osservatore e metterlo di fronte alla propria immagine. Un QR code collega inoltre l’esperienza ai contenuti informativi della campagna Emergency, estendendo l’interazione dal piano fisico a quello digitale.
Il progetto è stato sviluppato come un’azione di guerrilla marketing nello spazio urbano: le buste sono state collocate e distribuite in punti strategici dell’Università La Sapienza di Roma, generando curiosità e interazione tra studenti e passanti. L’attivazione ha trasformato un semplice oggetto di comunicazione in un’esperienza partecipativa, capace di stimolare domande e discussione pubblica sul rapporto tra corpo, cittadinanza e responsabilità individuale rispetto alla guerra.