Il film di Federica Oriente e Ilaria Braccialini, evoluzione della loro tesi in IED, in programmazione nelle sale di Milano, Roma, Bologna, Torino con Lo Scrittoio.
Data
14 ottobre 2026
Il film di Federica Oriente e Ilaria Braccialini, evoluzione della loro tesi in IED, in programmazione nelle sale di Milano, Roma, Bologna, Torino con Lo Scrittoio.
Il racket della prostituzione, la violenza e la ribellione, la solidarietà, in un road-movie potente sulla scoperta di sé stessi e della fragilità umana.
Il lungometraggio Il Canto di Alina arriva nelle sale cinematografiche con la distribuzione de Lo Scrittoio: il 23 e il 25 ottobre sarà all'Anteo Palazzo del Cinema di Milano, alla presenza delle autrici e del team produttivo, ma approderà contestualmente anche a Roma (cinema Troisi, dal 22 al 26 ottobre) e poi a Bologna, San Bendetto del Tronto (AP), Torino. Si tratta di una importante nota distintiva per una storia toccante nata come cortometraggio di tesi in IED Milano, e poi sviluppata grazie al contributo di Fondazione Francesco Morelli, risultando vincitrice del Grant messo a disposizione dalla Fondazione stessa nel 2025, e grazie al sostegno di Friuli-Venezia Giulia Film Commission e Marche Film Commission.
L'esordio alla regia di Ilaria Braccialini e Federica Oriente, creative diplomatesi in IED nel 2023, ha visto la produzione del collettivo indipendente Oxymoro Creative Studio (fondato delle registe con Denis Shalaginov e Daniele Talenti) e di Akita Film, insieme agli Alumni Luca Sirtori, Giulia Destro e Gilberto Federici. Per tutte le date di programmazione aggiornate, visita oxymoro.eu
Johana (Caterina Truci), giovane migrante sulla rotta balcanica, sogna di raggiungere l’Europa. Durante il viaggio conosce Alina (Adriana Papana), moldava poco più grande di lei, con cui stringe un forte legame. Arrivate in Italia cadono vittime del racket della prostituzione e Alina, solo in apparenza più forte, finisce per diventare l’ombra di sé stessa fino a soccombere. Johana, disperata per la morte dell’amica e non più disposta ad accettare una vita di violenze e abusi, trova il coraggio di ribellarsi e fuggire. Rapisce Lorenzo (Cristiano Caldironi), un tassista di mezza età, costringendolo a guidare verso il confine. Questo viaggio si trasforma lentamente in un confronto profondo tra due solitudini, da cui emerge un inatteso rispetto reciproco e una fragile solidarietà che li unisce nel dolore. Per Johana la fuga diventa un atto di coraggio e di riscatto: oltre il confine finalmente la speranza di una nuova vita, libera di scegliere il proprio destino.
“Gli universi brutali della tratta umana offrono uno degli spaccati più sinceri e contraddittori della nostra società” dichiarano le registe. “Johana è la rivalsa di una delle tante sommerse, capace di ribellarsi e di scoprirsi degna di un futuro diverso. La scelta della coregia nasce dal desiderio di confrontarci con chi condivida la stessa urgenza ma abbia uno sguardo diverso sulla realtà. Non vogliamo cadere nell’etichetta della 'regia al femminile' che racconta un dramma femminile. È una sfida che ci spinge a crescere e ad andare oltre la nostra sperienza personale. E il team, ben più ampio della regia, non è mai stato limitato da binarietà di genere, ma arricchito dalle diverse sensibilità di ciascuno”.
Al Trieste Film Festival 2025, Il Canto di Alina vince il prestigioso riconoscimento di miglior film nella sezione Premio Corso Salani. Da lì, il film è stato selezionato in numerosi festival internazionali, tra cui Barcelona Indie Filmmakers Festival, Madrid Indie Film Festival, London Director Talent Movie Award, Westminster Film Festival e International Film Gala London. In Italia è stato inoltre finalista ai Fabrique du Cinéma Awards come migliore opera prima e ha vinto il premio per la migliore opera prima all'Asti International Film Festival.