Anno accademico

2025/2026

Un'indagine fotografica ed editoriale sviluppata in collaborazione con il Festival della Letteratura di Viaggio, che affronta il tema della migrazione nel Mediterraneo attraverso la sperimentazione visiva e la fotografia partecipativa.

Il Mediterraneo, nell'immaginario collettivo luogo di vacanza e turismo, è anche teatro di migrazioni, tragedie e vite dimenticate. È da questa contraddizione che Miriam Minafra sviluppa Mourning Tide, un progetto di tesi che utilizza la fotografia per mettere in discussione la narrazione emergenziale della migrazione e indagare le dinamiche politiche e istituzionali che contribuiscono all'invisibilità delle persone migranti. La ricerca affronta anche la rappresentazione del Sud come periferia politica e territorio sacrificabile, interrogandosi sul rapporto tra identità, memoria e diritto alla rappresentazione.

Realizzato in collaborazione con il Festival della Letteratura di Viaggio, il lavoro prende forma attraverso un dispositivo editoriale composto da due volumi speculari, rilegati in filo refe, che restituiscono prospettive differenti sullo stesso fenomeno. Il primo raccoglie la ricerca teorica e documentaria, accompagnata da una sperimentazione fotografica attraverso la cianotipia, tecnica di stampa analogica che diventa parte integrante del linguaggio visivo del progetto.

Il secondo volume segna un ribaltamento del punto di vista e del metodo di ricerca. Concepito come un libro interamente visivo, privo di testi, nasce da un laboratorio di fotografia analogica partecipativa condotto in un centro di seconda accoglienza. Attraverso l'utilizzo di fotocamere usa e getta, Miriam coinvolge i partecipanti nella produzione delle immagini, lasciando loro la possibilità di raccontarsi attraverso il proprio sguardo, al di fuori delle rappresentazioni mediatiche e delle categorie burocratiche legate alla migrazione.

A collegare i due volumi sono i provini a contatto inseriti alla fine del primo libro, che documentano il passaggio dalla ricerca individuale alla costruzione di un racconto collettivo. La contrapposizione tra documentazione e immagini, parola e silenzio, sguardo autoriale e partecipazione diventa così una precisa scelta fotografica ed editoriale, attraverso cui Miriam restituisce visibilità a esperienze e identità spesso escluse dalla narrazione pubblica.