L’exhibition di fine anno che unisce moda e visual arts: il racconto individuale e corale di circa 60 collezioni di tesi in Fashion Design si intreccia con styling, immagini in movimento, suono, performance e club culture in un'unica esperienza condivisa che restituisce il "qui e ora" della Generazione Z nelle sue fragilità e nei suoi momenti di illuminazione.

L’evento restituisce il valore più profondo della formazione creativa: trasformare domande, intuizioni e visioni personali in progetti collettivi capaci di leggere il presente. Moda, arti visive, suono e performance diventano strumenti per fare dell'incertezza ricerca, consapevolezza, design. È uno sguardo generazionale che IED sceglie di condividere con la città” – commenta Danilo Venturi, Direttore IED Milano.

I 61 Fashion Designer protagonisti

Alessandro Paolucci, Alessia Sironi, Alexandra Yanusheva, Amina Aubakirova, Ana Paula Espinosa López, Anastasia Di Carlo, Andrea Spinelli, Anja Markovska, Anna Martínez Núñez, Arianna Semprucci, Arkin Kar, Aurora Dicandia, Camila Perez, Camilla Barazzetta, Caterina Spacone, Catinca Paun, Cecilia Turrini, Chanel Locatelli Marangon, Claudia Infantino, Corinne Librizzi, Costanza Barbieri, Ekaterina Ugay, Eleonora Santalucia, Elia Orlof, Enrica Moccia, Estella Maria Pena Grullon, Francesca de Bari, Gaia Karabits, Gian Paolo Senette, Ginevra Sala, Giulio Censori, Greta Ciabrelli, Guy Edgard Ghislain Rauter Van Oost, Indiana Rebecca Leonzio, João Araújo, Keyra Cannas, Lara Calisgan, Laura Stoian, Lucrezia Pisenti, Manuela Ndeby Tchang, Mara Albiero, Mattia Ginexi, Melek Dayanıklı, Meltem Ayça Bozdağ, Michelle Paglione, Miruna Maria Ciure, Nicola Agostinacchio, Nicoletta Marazia, Ornella La Spada, Rafaella Faizulina, Resheal Saymya Dissanayake, Sara-Diana Istrate, Silvia Ragusa, Sofia Caccioppola, Sofia Licari, Ugne Jociute, Victoria Gorkavenko, Yasna Pederzolli, Zeminghui Zhu e Zybaczynski Maria.

I macro temi delle collezioni

  • ECO-FUTURISMO E RITUALI DI SOPRAVVIVENZA
    Il design come equipaggiamento per i mondi di domani. Le opere esplorano scenari futuri, post-apocalittici o fantascientifici, dove l'abito smette di essere solo ornamento e diventa uno scudo, un dispositivo di adattamento biologico o un atto di resistenza politica. La natura e la tecnologia si ibridano per ridefinire il concetto di specie e sopravvivenza.
    A livello progettuale e creativo ciò si traduce in materiali di recupero (upcycling), componenti modulari e scomponibili, cuciture esposte, texture organiche che simulano ossa e spine dorsali, e forme scultoree a spreco zero.
     
  • MEMORIA E RADICI IDENTITARIE
    Il passato rurale e le tradizioni locali come riscrittura del presente. Le opere usano la moda come un archivio vivente. C'è una forte spinta nostalgica verso il folklore, l'artigianato relativo a famiglia e luoghi d'infanzia, le storie di migrazione.
    Il focus è sul recupero delle pratiche manuali in antitesi alla velocità digitale attraverso fibre naturali, ricami, intrecci in vimini, lavorazioni che ricordano la terracotta, abiti da lavoro, stratificazioni tessili che sembrano conservare frammenti di storie passate.
     
  • ABITI-GUSCIO: VULNERABILITÀ E RINASCITA
    Il corpo come mappa delle nostre emozioni, archivio di archivio di traumi, metamorfosi e rinascite emozionali. L’abito si trasforma in uno scudo protettivo e in una seconda pelle. I designer esplorano gli stati d'animo più intimi – l’ansia, lo stress da performance, ma anche la ricerca di calma e guarigione – trasformando le fragilità umane in consistenze tattili e forme che accolgono il corpo senza costringerlo.
    Accade con volumi avvolgenti e morbidi, tessuti stratificati che creano protezione, dettagli simbolici che raccontano un processo di riparazione interiore.
     
  • DINAMICHE DI GRUPPO E SPAZI ANTITETICI
    Dalla tensione del clubbing all'alienazione domestica e sociale. Le collezioni esplorano l'intimità soffocante della casa che diventa trappola, la pressione sociale del dover apparire e, di contro, l'energia primordiale dei corpi che si fondono nello spazio collettivo.
    Lo esprimono accostamenti stridenti fra sartorialità classica ed asimmetrie estreme; volumi oversize, dettagli che evocano sudore, fumo, polvere o atmosfere claustrofobiche.

Installazione audiovisiva, Performance, Clubbing

Un’unica drammaturgia visiva e sonora, capace di attraversare il presente e di trasformare l’incertezza in materia di osservazione, ascolto e consapevolezza.

In un mondo incerto, ogni intervento artistico diventa una possibile “isola di certezza”: una geografia emotiva e culturale attraverso cui studenti e studentesse individuano, tra instabilità e trasformazione continua, suoni, memorie, appartenenze e visioni capaci di orientare,

  • Installazione audiovisiva e Performance
    Due dimensioni in dialogo e in contrasto tra loro. Da un lato, il mondo esterno restituisce la complessità del presente attraverso immagini in movimento, ritmi elettronici e suoni percussivi, evocando masse, corpi collettivi, appartenenze e movimenti condivisi. Dall’altro, il mondo interno apre uno spazio più intimo, sospeso e introspettivo, in cui l’individuo emerge come presenza fragile, percettiva e possibile punto di orientamento dentro l’incertezza.

    La fruizione è arricchita da performance musicali preparate dagli studenti del Corso Triennale in Sound Design. Gli interventi propongono prospettive personali e coraggiose sulla tensione tra certezza e incertezza, attraverso ensemble che intrecciano strumenti acustici ed elettronici, linguaggi classici e sperimentali, pratiche compositive e approcci performativi.

    Tra le performance,  Glicine, Corallo-transistor, di Alessandro Giombini, Eugenio Camillo Nicola Orengo e Chiara Santoro
     
  • Clubbing
    Negli spazi sotterranei della scuola un palinsesto musicale che non si configura come semplice accompagnamento, ma come parte integrante della costruzione narrativa e concettuale di Sudden Awareness of Now.

In questo contesto la performance AMATEUR POP  by BACCA TANK di Riccardo Baccanelli