Data

15 novembre 2018

Dall'assimilazione alla diversità: il viaggio di Luciano Drehmer attraverso i confini culturali per scoprire il futuro del design e dell'umanità

Negli ultimi dieci anni la crescente globalizzazione e i suoi riflessi culturali, politici e socioeconomici hanno occupato la scena mondiale, dove le distanze si sono accorciate e le frontiere diluite, fondendo le diversità e filtrandole attraverso un unico “imbuto”. Ma oggi il movimento è cambiato, e globalizzazione e internazionalizzazione si contendono la scena.

Oggi si assiste sempre di più al passaggio da un mondo globalizzato a uno “internazionalizzato”. La comprensione di tali concetti rivela una tendenza contemporanea, seppur lenta e incompleta, di assimilazione delle individualità, intese come parte di un collettivo da capire e condividere.

È quello che la traiettoria trasversale di Luciano Drehmer vuole dimostrare: brasiliano di origine tedesca, laureatosi in Design presso IED, formatosi con designer italiani e paulisti, Luciano opera oggi, insieme ad americani e russi, in Cina.

Nel 2005, attratto dall’internazionalità e dalla metodologia di insegnamento, Luciano ha intrapreso i propri studi in Design presso IED São Paulo, dove, a soli 24 anni, appena laureato, da studente è diventato docente. Oltre alla carriera accademica, ha aperto una propria agenzia, senza smettere di collaborare anche con altre, e ha lavorato per società quali NikeCarrefourGQ Magazine e Rolling Stone.

Dopo 13 anni di lavoro nell’ambito del design brasiliano è sbarcato in Asia, per “conoscere il continente che ospita la maggior parte della popolazione del pianeta, cui guardano il futuro dell’umanità e le avanguardie tecnologiche”, afferma. E con la prospettiva di immergersi nell’altro emisfero, con tutte le differenze che la cosa comporta e che già aveva anticipato nel proprio immaginario, si è trasferito nella Silicon Valley asiatica.

Le discrepanze politiche e culturali tra Cina e Brasile, per esempio, sono evidenti in diversi settori, e Drehmer cita i valori filosofici e religiosi che stanno alla base di queste differenze: “Noi siamo platonico-cristiani, loro confuciani-taoisti”. Questo contrasto non si manifesta solo in campo filosofico-religioso, ma si riflette giocoforza anche nel modo in cui ha dovuto rapportarsi al design, “dalla scelta dei colori alla quantità e alla distribuzione di informazioni in un layout”.

In un’intervista che ci ha rilasciato, Luciano ricorda l’immagine del design offertagli da IED, come uno strumento non solo merceologico, ma anche politico. Unite a questa interpretazione, le nuove prospettive sviluppate nel suo percorso pluralistico, soprattutto dall’altra parte del globo, hanno trasformato la sua visione dell’essere umano e dei suoi valori, portando a una percezione dell’altro attraverso un rinnovamento intellettuale: “Ho riappreso le cose da zero e le ho reintrodotte in Occidente”.

Quando gli abbiamo chiesto del suo lavoro più importante, o comunque quello che ha comportato per lui le maggiori sfide, la scelta è ricaduta sul redesign del Global Store Amazon China.

“Ho dovuto disegnare da solo una famiglia di caratteri cinesi, senza sapere di preciso cosa significassero. Mi sono immerso nell’apprendimento: disegnavo e, al tempo stesso, imparavo il sistema di scrittura cinese e il significato di quegli ideogrammi, una vera esperienza.”

Drehmer fa attualmente parte del team di Jackalope, un’agenzia di consulenza di design e marketing, dove sfrutta la sua esperienza internazionale per aprire sempre nuove strade, avvalendosi di possibilità di revisione, riflessione e rispetto nei confronti dell’estraneo, per smantellare convinzioni e per pensare in modo diverso. “Lo scontro culturale ha una grandissima importanza in questo senso: allarga la percezione, è fonte di ispirazione e genera idee.”

Autrice: Amanda Obara

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