Data

29 settembre 2025

Tra arte e moda, uno show corale, oltre la passerella, con la performance di Scarlett Rouge e le creazioni di 13 neo designer.

Una voce, un canto in movimento nel semibuio, espresso con la forza di un rituale e scandito dalla potenza di una colonna sonora inedita, accompagna il primo look di Unstage alla Milano Fashion week: a indossarlo è l’artista Scarlett Rouge, e la sua performance dà avvio all’evento con cui l’Istituto Europeo di Design invita a decostruire la passerella.

I 50 look che Unstage presenta – frutto del dialogo tra le collezioni di 13 neo designer IED Milano - formano uno show che è azione corale e artistica, più che mostra di singole individualità.

Non c’è un palco, ma una geografia di gesti, suoni, abiti e corpi pensanti, che parte proprio dalla performance di Rouge (vestita da Li Chien, come nella foto principale di Cate Colapietro)

Le creazioni, che si muovono tra buio e luce nello spazio multilivello della Galleria Lia Rumma, esprimono le riflessioni intime dei giovani designer su memoria, radici e identità, nonché visioni che intrecciano arte, natura e sperimentazione formale. Ne risulta un quadro creativo che traduce la fragilità e la forza di una generazione nei linguaggi della moda contemporanea.

L'art direction di Unstage è di Umberto Sannino, Head of IED Milano Fashion School.

I DESIGNER E LE CREAZIONI DI IED UNSTAGE

 

I 50 look protagonisti alternano outfit di singoli designer a look creati dal dialogo tra capi di più collezioni. A esaltarli ed accompagnarli sono le scarpe di due eccellenze del made in Italy, Marsèll e Vic Matié.

Li Chien

Mai dimenticare il luogo da cui si proviene: la collezione Memoria errante si ispira al nonno della designer, che fuggì a Taiwan durante la Rivoluzione Culturale ricostruendo la propria vita dopo settimane in mare. La collezione trasforma la sua resilienza in un simbolo di forza condiviso con milioni di rifugiati nel corso della storia.

Andrea Putzu e Rosamaria Simonetti

Suspiriae si ispira alla fragilità delle bambole di porcellana per indagare l’ossessione della società per la perfezione. Nel segmento finale della collezione, “Epilogue”, forme distorte e volumi ampliati trasformano la femminilità vittoriana, convertendo la bambola passiva in soggetto attivo.

Giovanni Piccirilli

Cruising Time mette in discussione la nostra percezione del tempo, celebrando memoria, desiderio e piacere. Nelle sue creazioni, la moda diventa linguaggio capace di abbattere i confini temporali e di riconnettersi con l’esperienza umana.

Aurora Perinelli

Corpo vulnerabile esplora questo aspetto, la vulnerabilità, trasformando il corpo in una tela di dolore ed emozione. I tessuti proteggono e al tempo stesso assorbono, deformandosi con i sentimenti di chi li indossa e diventando testimoni silenziosi della sofferenza, ponte tra ciò che si indossa e ciò che si prova.

Teresa Giannattasio

Nei campi d’autunno che svaniscono, i crisantemi fioriscono come stelle, simboli di speranza e rinnovamento. La collezione riflette su fragilità e decadenza in contrasto con la vitalità della giovinezza, un intreccio di memoria, famiglia e terra d’origine.

Simone Griffa

In Escapismo, l’evasione diventa un viaggio di trasformazione, un abbraccio morbido e rassicurante in cui ali un tempo tarpate possono ora sfidare la gravità. Forme fluide, stampe vorticose e texture eteree portano movimento e magia, spargendo sogni come semi.

Gaia Carlomagno

“Rovine” trasforma il caos urbano in calma rurale, stratificando tessuti riciclati, tinture naturali e texture per cristallizzare la memoria. Pendenti in argilla e dettagli all’uncinetto celebrano l’artigianato e la moda circolare.

Giacomo Galluccio

La collezione celebra il bambino interiore, ispirandosi alla fiaba Rosaspina per trasformare la giocosità perduta in immaginazione, gioia e una forza che restituisce speranza e ispira cambiamento.

Riva Karin Migita Ficici

“Rosy Retrospection Clinic” analizza l’impatto degli standard di bellezza misogini e del consumismo in Asia orientale, traendo ispirazione da due importanti movimenti della moda giapponese: Lolita e Gal.

Luca Procopio

Replica deviante esplora il vero e il falso, dove l’auto-riconoscimento si frantuma, si costruiscono maschere e le identità si moltiplicano. I corpi si frammentano e si ricompongono, mentre la chiarezza lascia spazio all’ambiguità. Abiti formali e figure replicate sfumano la realtà, lasciando echi imperfetti e interfacce dell’essere.

Giacomo Sica

“Sunriders” è un viaggio nella mascolinità moderna, che decostruisce il machismo biker e ridisegna la virilità. Strutture circolari, che riecheggiano ruote, fari e il sole, reinventano il NUOVO UOMO.

Alan D’Isola

“La Camatta” è una collezione streetwear che affonda le sue radici nel piccolo paese d’origine del designer, Lambrinia (Pavia). Riciclo, memoria e natura modellano capi che raccontano storie di vita rurale, eredità e ritorno alle origini.

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