Data

02 marzo 2026

Identità, resistenza, corpo, genere sono alcuni dei temi urgenti del presente su cui duecento studenti IED, in dialogo con nove artisti esterni, sono stati invitati a generare pensiero, prendere posizione.

IED Factory è un ciclo annuale di workshop interdisciplinari dedicato alla sperimentazione e alla ricerca collettiva attraverso le arti.

Ogni anno invita artisti di fama internazionale a guidare una settimana intensiva di laboratori aperti agli studenti del secondo anno, creando uno spazio di confronto, pratica e posizionamento critico.

L’edizione 2026, intitolata Chiamata alle arti - stories that matter, nasce dall’urgenza di abitare consapevolmente un presente complesso e contraddittorio: l’accelerazione dell’informazione, l’emergenza climatica, i conflitti globali, l’instabilità politica, la pervasività dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, prendere posizione diventa un atto necessario.

200 giovani creativi, in dialogo con 9 artisti provenienti da differenti ambiti hanno dato forma a visioni, domande e narrazioni capaci di rappresentare una generazione che sceglie di esporsi.

Identità, resistenza, corpo, relazione, genere, velocità sono alcuni tra i nuclei tematici esplorati: traiettorie attraverso cui esercitare attenzione, responsabilità e immaginazione critica.

L’evento, culminato il 27 febbraio con un’esposizione aperta al pubblico, ha affermato il design come pratica attiva di sopravvivenza e responsabilità: un dispositivo capace di connettere linguaggi, corpi, tecnologie e identità, trasformando la complessità del presente in possibilità di azione.

Tra i nove gruppi che hanno accolto con entusiasmo l’invito c’è chi, guidato dalla coreografa Alessia Gatta, ha indagato il corpo come spazio di tensione e rivelazione, rispondendo all’urgenza di liberare un linguaggio emotivo trattenuto e represso, per restituire al gesto e alla presenza una verità non mediata. Chi ha sperimentato per una settimana la lentezza come atto di resistenza progettuale: attraverso esercizi analogici, come orientarsi senza mappe e riscrivere la propria, Gianvito Fanelli (Vitalenta) e Stefano Guglielmi (Passo Passo) hanno invitato gli studenti a disconnettersi, rimettendo al centro l’esperienza umana. Le Karma B, il duo di Drag Queen più conosciuto in Italia, ha dialogato con gli studenti sul tema dell’identità di genere, stimolandoli alla realizzazione di un mockumentary, per analizzare criticamente stereotipi e acquisire consapevolezza delle distorsioni del racconto intorno alla comunità lgbtqia+ nei media e nella politica. Il laboratorio con la storica dell’arte Benedetta Di Loreto ha esplorato il desiderio come forza che orienta lo sguardo, le scelte e i processi creativi realizzando The craving, una trilogia visiva sull’ossessione del desiderio. Con l’artista Tommaso Fagioli gli studenti hanno esplorato la 'spiritualità post-umana', immaginando 'divinità digitali' inedite o ispirate all'antichità.
E ancora nel laboratorio condotto dalla divulgatrice scientifica Elisabetta Roncati si è indagata l’edicola come micro-architettura urbana di resistenza nella Roma contemporanea. Attraverso il formato del ritratto come pratica condivisa e spazio di relazione, il gruppo guidato dalla curatrice Federica Patti, ha realizzato una serie di clip che interpreta e afferma l’identità come luogo di scambio, forma viva e dinamicaL’artista Matteo Nasini ha indagato con gli studenti l’intimità dei rapporti fisici e relazionali, attraverso un percorso di esplorazione acustica e letteraria che ha dato vita a un’opera sonora collettiva in movimento, capace di viaggiare e adattarsi a diversi contesti di ascolto e di fruizione. Infine Il workshop con lo studio creativo Ipologica ha assunto la trasformazione come campo di ricerca artistica, osservandola nei suoi effetti quotidiani tra pensiero umano e tecnologia, realizzando un video in cui la natura si fa linguaggio del cambiamento silenzioso e inesorabile, a cui non è possibile opporre resistenza.

"Per cinque giorni 200 creativi guidati da 9 artisti di grande sensibilità e spessore hanno lavorato con intensità, abitandone ogni ora, lasciandosi attraversare dalla meraviglia della ricerca e dello scambio. Hanno esplorato visioni opposte e parallele, provando a deviare l’algoritmo verso il pensiero, non verso la tendenza. Uno sguardo rivolto al reale e alla responsabilità di interpretarlo" commenta Viola Pantano, che ha curato la 18° edizione di IED Factory.

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