IED Milano Formazione Continua Brand Reputation Fake News

Data

05 aprile 2023

La diffusione di notizie false non è di certo una novità: da sempre si è cercato di manovrare gli utenti attraverso informazioni ingannevoli e i social media ne hanno permesso una diffusione più rapida.

Bisognerebbe, dunque, imparare a riconoscere quali sono le informazioni attendibili e verificare in ogni momento la credibilità dei contenuti.

Abbiamo intervistato Virginia Padovese, docente del corso di Formazione Continua di IED Milano in Brand Reputation and Digital PR e Managing Editor e Vice President Partnership, Europa, Australia e Nuova Zelanda di NewsGuard - un'organizzazione impegnata nel contrastare la disinformazione online - per capire come le fake news possano contribuire a  danneggiare la reputazione di brand o aziende.

Che cosa sono le Fake News?
Sono notizie false create appositamente per diffondere disinformazione. Esistono diverse tipologie di contenuti non veritieri, che possono essere più o meno intenzionali: alcuni contengono immagini, video o dichiarazioni al di fuori del loro contesto originario per fuorviare i lettori; altri si basano su una presentazione errata o ingannevole di dati, numeri ed eventi; altri ancora danno per certe teorie che in realtà non sono mai state dimostrate o che addirittura sono già state ampiamente contraddette dalla scienza. 

Come è risaputo, su internet si può trovare qualsiasi argomento e occorre sapersi orientare e comprendere se la fonte sia o meno attendibile: senza strumenti per contestualizzare ciò che si legge online, ogni notizia sembrerà avere la stessa autorevolezza. 

In generale, per proteggersi da questi inganni è fondamentale partire dall’analisi delle fonti.

Come si può risolvere il problema della disinformazione?
E’ un argomento molto complesso e, per trovare una soluzione, bisogna agire su più fronti.

Innanzitutto serve una regolamentazione più stringente, ed è per questo che la Commissione Europea ha pubblicato nel giugno 2022 il nuovo Codice di Buone Pratiche contro la Disinformazione - avente NewsGuard tra i firmatari -  per spingere i giganti del web a intraprendere azioni più concrete.

E’ necessario poi demonetizzare la disinformazione: bisogna togliere la possibilità ai siti che divulgano informazioni false di potersi finanziari tramite ADV e pubblicità. Infatti, da uno studio pubblicato da NewsGuard lo scorso anno, è emerso che almeno 2,6 miliardi di dollari all’anno di pubblicità programmatica finiscono nelle casse dei siti che pubblicano disinformazione. 

Infine, servono programmi di Media Literacy che aiutino gli utenti a navigare in modo consapevole, offrendo loro competenze e strumenti per sviluppare la capacità di scegliere cosa leggere per tutelarsi dalle insidie di comunicazioni mendaci. 


Possono le fake news determinare la necessità di mettere in campo azioni di crisis management?
Questo è un tema cruciale: sappiamo bene come le fake news possano danneggiare la brand reputation di un marchio o di un’azienda.

Far sì che gli utenti capiscano il livello di affidabilità di una fonte che ha pubblicato una data notizia, aiuta le aziende di reputation management, media monitoring e analisi dei media a proteggere i loro clienti dalla disinformazione.

Queste aziende possono fornire report più approfonditi ai loro clienti, compreso un quadro dettagliato sulla qualità e l’affidabilità dei siti e delle pagine dei social media su cui appaiono, distinguendo in modo chiaro tra la garanzia offerta dai siti di qualità e la potenziale disinformazione pubblicata da fonti che hanno diffuso contenuti falsi in passato.

Un altro problema fondamentale per la brand reputation è l’associazione di un marchio a siti che pubblicano disinformazione tramite la pubblicità programmatica: un inserzionista di certo preferisce che il posizionamento di annunci del proprio brand non avvenga su siti fonti di notizie non affidabili, incompatibili con gli standard di sicurezza del marchio.
Anche in questo caso, l’analisi sull’affidabilità delle fonti torna utile sia per escludere dalla propria rete i siti di disinformazione, sia per identificare fonti di notizie credibili e affidabili da includere nelle proprie campagne pubblicitarie, ampliando la copertura e migliorando le prestazioni.

I dati di NewsGuard sono infatti spesso usati dalle aziende per creare elenchi personalizzati di inclusione o esclusione di siti di notizie in base ai propri standard. Gli inserzionisti possono usare oltre trenta parametri e i relativi punteggi per creare filtri e diverse categorie di contenuti, come disinformazione medica, bufale contro i vaccini, teorie del complotto politico e altri contenuti non sicuri o non adatti al marchio pubblicizzato.

Intervenendo in questo campo, dunque, non solo si protegge la reputazione del brand, ma si contribuisce anche attivamente a demonetizzare la disinformazione che circola online.

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