Data

29 luglio 2020

Manuel Alvaro ha 30 anni e da 5 vive a Firenze. Dopo aver frequentato il corso Triennale in Comunicazione Pubblicitaria ha svolto un’esperienza lavorativa di due anni come Art Director a Firenze presso un’agenzia di Digital Advertising e Social Media, lavorando sia in ambito farmaceutico che retail con brand come Servier Italia e Savills. Successivamente ha svolto il corso di specializzazione in Typography and Calligraphy: The Font Design specializzandosi in type design. Oggi oltre a collaborare con IED è type designer in Ligature, holding italiana attiva nel settore mondiale della progettazione tipografica.


Ciao Manuel, cosa ti ha spinto a scegliere IED?

Il mio primo contatto con IED è avvenuto per caso. Dopo tre anni di Ingegneria sentivo la necessità di approcciarmi al mondo della comunicazione. Avevo sentito parlare di IED e della sua unicità e in quel periodo il percorso che avevo intrapreso non lo sentivo più mio. La mia passione per la grafica e la comunicazione era così forte da lanciarmi in una città che non conoscevo e in un ambiente completamente nuovo. IED mi ha accolto con un calore che mi ha fatto sentire subito a casa.


Come ti sei approcciato al mondo del type design?

Al secondo anno di Comunicazione Pubblicitaria, all’interno del modulo di Art Direction, ho avuto modo di conoscere Francesco Canovaro, uno dei soci fondatori della holding Ligature con cui collaboro. Insieme a Francesco abbiamo iniziato a costruire il nostro personal branding con l’ausilio dei 3 elementi che compongono un sistema di comunicazione: colore, layout e tipografia. Mi sono follemente innamorato di quest’ultima al punto che ho deciso di specializzarmi in type design attraverso il corso coordinato da Cosimo Pancini, altro socio di Ligature. Durante il corso, oltre ad aver affrontato tutta la storia del carattere, dopo aver svolto dei workshop con i più grandi calligrafi italiani (Luca Barcellona, Anna Schettin, Francesca Biasetton) abbiamo portato avanti il nostro final work dove ognuno degli studenti ha creato un suo carattere tipografico con annesso progetto di branding. Per me, che sono un art director, creare un’identità attraverso un carattere tipografico progettato da me, è un cerchio che si chiude.


Quanto è importante il ruolo del type nel design?

Massimo Vignelli diceva che i caratteri fondamentali per un progettista sono solo 5. Io invece penso che i caratteri tipografici sono come dei libri, come la musica, come dei quadri: ogni carattere trasmette un suo messaggio, una sua logica. Utilizzando sempre i soliti 5 caratteri la comunicazione sarebbe piatta e non si darebbe modo al design di esprimersi in maniera completa. Un carattere tipografico di valore se contestualizzato in maniera corretta all’interno di un progetto di design può portare il valore del progetto a un livello altissimo. Quando si utilizza un carattere tipografico all’interno di un progetto grafico non si fa mai caso al fatto che dietro quel carattere (tanti li troviamo già installati nel pc) c’è uno studio e ore di lavoro dietro. A volte si scaricano online senza scrupoli, senza pensare che invece alcuni caratteri sono tutelati dal copyright così come le immagini e le illustrazioni. Insieme alla mia community robadagrafici.net cerchiamo di portare avanti anche questo messaggio ovvero che anche dietro ogni carattere, come qualsiasi altro progetto grafico, c’è un lavoro immenso.


Quali sono le caratteristiche che un type designer deve avere?

Curiosità, voglia di scoprire e pazienza. Uno degli ultimi progetti che mi ha coinvolto attivamente è stato il redesign del Cairoli della storica fonderia Nebiolo. Senza la curiosità questo progetto non sarebbe mai nato poiché frutto di analisi e di ricerca. Insieme a Cosimo e Francesco siamo andati a cercare l’origine e la storia di questo carattere che è tutt’altro che lineare. Da questa ricerca sono emerse tutte le peculiarità che abbiamo poi rimarcato nel progetto. Un altro progetto frutto invece della collaborazione con un bravissimo illustratore, Alberto Casagrande, è appunto il Casagrande Collection, una raccolta di caratteri, molto diversi tra loro, che abbiamo disegnato per raccontare un amore bellissimo che è proprio quello che lega illustrazione e calligrafia. In questo caso, data la mole di lavoro, è servita tanta pazienza.


Cosa ti è piaciuto di più della tua esperienza in IED?

L’approccio con i professori, il fatto che sono soprattutto dei professionisti. Il fatto che ogni giorno in classe (sia per quanto riguarda il corso Triennale e sia per il corso di Specializzazione) mi potevo interfacciare con le problematiche che avrei incontrato nel mondo del lavoro e non soltanto con la teoria. Durante le lezioni venivano affrontate delle problematiche reali, dei casi di studio che ci sarebbero serviti, nella fase di ricerca del lavoro, ad essere pronti e con un portfolio in mano che ci sarebbe per raccontare ciò che sapevamo fare. Un altro elemento è la multidisciplinarietà: senza di essa oggi non farei il mio lavoro, non avrei mai conosciuto il mondo del type e tutto ciò che ci sta attorno. Nel mio lavoro, nel campo dell’art direction, la multidisciplinarietà è la colonna portante che ti differenzia dagli altri ruoli di agenzia.
 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a studiare, continuare a formarmi per non restare mai indietro. Quello che oggi racconto ai miei studenti domani sarà già superato, lo strumento che utilizzo nel mio lavoro domani sarà già obsoleto. La curiosità è l’elemento che contraddistingue il designer. Senza di essa, un designer non può definirsi tale.

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