Otto progetti per otto studenti e studentesse dalle sedi italiane del Gruppo IED a comporre un’unica architettura, nel Fashion show in programma il 28 ottobre.
Data
26 ottobre 2026
Otto progetti per otto studenti e studentesse dalle sedi italiane del Gruppo IED a comporre un’unica architettura, nel Fashion show in programma il 28 ottobre.
Nel 60° anniversario di IED, otto studenti e studentesse presentano le proprie collezioni in una sfilata collettiva che porta in scena il tema delle Plural Intelligences, tema che ha orientato la riflessione introdotta e esplorata dall’Istituto nel corso dell’intero anno. L'appuntamento è per il 28 ottobre alle ore 14 a Base Milano.
Plural Intelligences affronta come l'intelligenza non risieda solo in un individuo o in un sistema, ma prenda forma attraverso le relazioni e grazie alle relazioni si trasformi. Una ricerca quindi che riconosce nell’intelligenza non una facoltà unica e misurabile, ma un insieme di capacità, sensibilità e modalità di relazione con il mondo.
La moda diventa così uno spazio privilegiato per indagare forme plurali attraverso il corpo, inteso come architettura mutevole, luogo fisico e mentale in cui convivono memoria, identità, desiderio, vulnerabilità e trasformazione. Otto progetti compongono così un’unica architettura: un corpo collettivo fatto di esperienze differenti, in cui memoria, immaginazione, emozione, percezione e materia diventano forme di intelligenza. La sfilata che IED porta a Fashion Graduate Italia 2026 esprime una visione della formazione come luogo di pluralità, confronto e continua trasformazione.
Erika Angeloro - Stuffed, Collezione genderless
Stuffed riflette sulla memoria come processo fragile e frammentario, legato ai ricordi d’infanzia. Il peluche diventa traccia del passato e attiva una memoria involontaria, capace di far riaffiorare momenti lontani. Materiali consumati e volumi imbottiti trasformano queste tracce emotive in una presenza concreta nel presente.
Iris Balla - Dolce Segreto, Collezione donna
Il progetto esplora il "dolce segreto", il fascino oscuro che lega desiderio, bellezza e proibizione attraverso i secoli. Un viaggio tra mito, arte, letteratura e cultura visiva giapponese, dove il femminile si manifesta come simbolo di seduzione, inquietudine e trasformazione. Dalle figure archetipiche di Lilith e della Jorogumo fino agli anime contemporanei, il perturbante diventa uno spazio in cui eros, morte e creazione artistica si incontrano. Un invito a osservare ciò che inquieta, riconoscendo nell'ombra una delle forme più profonde dell'immaginazione e del desiderio.
Anna Buffetti - MNEME, Collezione donna
MNEME nasce dal desiderio di ritornare. Per molto tempo ho creduto che i ricordi potessero essere conservati attraverso fotografie, oggetti e luoghi. Con il tempo, però, ho compreso che i ricordi non sono destinati a rimanere immutati. Evolvono, proprio come evolviamo noi. Questo progetto è nato come un viaggio di ritorno verso i paesaggi della mia infanzia, verso i gesti tramandati silenziosamente di generazione in generazione e verso le persone che hanno plasmato il mio significato di casa. Attraverso tessuti ereditati, cimeli di famiglia e dettagli realizzati a mano, MNEME trasforma gli abiti in archivi emotivi. Ogni capo custodisce frammenti di una storia personale, preservando non solo i ricordi, ma anche le assenze, gli affetti e le identità.
Emilio Mazza - L'ultimo porto
“Ogni mattina l’uomo arriva al porto prima dell’alba. Siede sul muretto di pietra, con lo sguardo fisso sull’acqua. La nave che dovrebbe portarlo via è ormeggiata lì da giorni, ma lui non sale mai. A volte si alza, cammina fino alla passerella, poi si ferma. Rimane immobile, il vento gli punge il viso e il mare gli riporta addosso l’odore di sale e gasolio. Dice a sé stesso che partirà domani. Il mare gli fa paura e lo attrae allo stesso tempo, così resta lì, sospeso tra il partire e il restare. Rimane lì finché il rumore del mare copre ogni pensiero. Poi si gira e fa un passo in avanti…”
Il progetto si sviluppa in una collezione uomo ispirata all’immagine di un uomo in attesa al porto, usata come chiave per raccontare la fragilità umana. Il mare diventa dispositivo narrativo: esterno (teatro di avversità) e interno (stato mentale e memoria). La ricerca confluisce in scelte progettuali come: palette desaturata, variazione di pesi materici, lavorazioni di tensione e dissoluzione, per rendere visibili instabilità, attesa e resistenza. La collezione propone un percorso di attraversamento: riconoscere la fragilità per trasformarla.
Gabriele Puddu - Jointed, Collezione donna
Jointed nasce da una stanza abitata da marionette sospese, simbolo di un corpo guidato dal controllo. Attraverso articolazioni, fili e strutture lignee, la collezione racconta la trasformazione di una corazza rigida in un organismo libero di muoversi, esplorando il confine tra costrizione, vulnerabilità ed espressione personale.
Arianna Semprucci - Brevemente complessi come ombre sulla terra, Collezione donna
Il progetto è una riflessione sull’identità contemporanea: l’individuo non è un’unità stabile ma una presenza fluida. Il progetto traduce questa mutevolezza tramite la metafora delle ombre, traducendolo in moda mediante asimmetrie, trasparenze e contrasti tra materiali (taffetà, velluto, chiffon). Il corpo diventa uno spazio di negoziazione tra presenza e assenza, in un equilibrio provvisorio.
Gianpaolo Senette - Su Battile, Collezione donna
La Sardegna è terra di silenzio, memoria e miti antichi. Nel Carnevale di Lula, Su Battileddu incarna un sacrificio arcaico tra morte e rinascita.
Sul suo corpo la comunità riversa colpe, paure e desiderio di redenzione. Ma il sacrificio non libera davvero. Quando le maschere cadono, emerge una società svuotata, fragile come le figure di Giacometti e piegata dal destino come le canne di Grazia Deledda. Il rito svela una verità inquietante: non è Su Battileddu il mostro da immolare. Il mostro è la folla che ha bisogno di una vittima per non guardare il proprio vuoto.
Federico Stella Nicosia - Vestige of tide, Collezione donna/uomo
Vestige of Tide nasce dalla narrazione di una figura proveniente dalle profondità oceaniche, costretta ad abbandonare il proprio habitat e ad affrontare un mondo sconosciuto. Nel passaggio dall’acqua alla terraferma, il corpo sperimenta una condizione di vulnerabilità e trasformazione, adattandosi a un ambiente che non gli appartiene. Attraverso una ricerca che intreccia materia, memoria e cambiamento, il progetto esplora il rapporto tra identità, sopravvivenza e appartenenza, raccontando la costruzione di una nuova esistenza tra le tracce del passato e le incertezze del futuro.