Costanza Barbieri e Giulio Censori si aggiudicano il premio del main sponsor. Tra i soli 6 finalisti per il Fashion Design Awards anche Gaia Karabits
Data
28 settembre 2026
Costanza Barbieri e Giulio Censori si aggiudicano il premio del main sponsor. Tra i soli 6 finalisti per il Fashion Design Awards anche Gaia Karabits
Un look in cui gli accessori da chiusura giocano un ruolo fondamentale, tratto dalla collezione A Metabolic Method di Costanza Barbieri e Giulio Censori (nella foto) ha convinto la giuria dell'edizione 2026 di Milano Moda Graduate a premiare la coppia creativa con il YKK prize, promosso proprio dall'azienda giapponese leader nel settore e main sponsor della manifestazione.
In passerella nella categoria principale Fashion Design, nell'ambito del contest di Camera Nazionale della Moda Italiana dedicato a studenti e studentesse, anche Gaia Karabits, tra i soli sei finalisti ammessi alla sfilata annuale che si tiene durante Milano Fashion Week, con una collezione che fa del volume in senso protettivo la sua cifra distintiva.
Qui nulla è definitivo: è il mantra che guida la collezione di Barbieri e Censori, diplomandi rispettivamente in Shoes & Accessories Design e in Fahsion Design in IED Milano. Ispirati al design modernista e al movimento architettonico del Metabolismo giapponese, i designer di A Metabolic Method immaginano abiti e accessori come sistemi aperti, capaci di evolvere attraverso l’uso. Gli elementi modulari possono essere separati, combinati e riconfigurati, mentre le trasparenze mostrano il legame tra ogni parte e l’insieme. Linee pulite e pelle resistente rendono visibile la funzione e permettono all’oggetto di cambiare nel tempo. Come un eterno studente, il progetto resta in movimento: impara, si adatta e attende di essere completato da chi lo indossa, le cui scelte generano nuove forme, significati e possibilità.
Ci sono momenti in cui la realtà sembra difficile da abitare. In cui si sente il desiderio di allontanarsi, anche solo per un istante, e trovare rifugio altrove. La collezione della diplomanda IED di origine venete nasce da questa esigenza. Qui la fuga avviene attraverso l’immaginazione infantile, che porta a un racconto fatto da ricordi, bisogni emotivi e dal desiderio di trovare un luogo a cui appartenere.
Una tensione perturbante attraversa il racconto e il confine tra rifugio e prigione inizia a dissolversi. I materiali seguono questa trasformazione: superfici morbide e protettive vengono alterate attraverso manipolazioni tessili. Ciò che accoglie inizia a trattenere. Ciò che protegge diventa costrizione. Una possibilità di evasione temporanea attraverso la moda: l'abito è un luogo in cui sostare, immaginare e sognare, ma anche uno spazio capace di lasciare una domanda aperta: l’immaginazione può davvero sostituire il bisogno di sentirci parte della realtà?
Look di Gaia Karabits
La collezione di Gaia Karabits in passerella a Milano Moda Graduate