Data

21 aprile 2026

Il secondo numero di Notes on Plural Intelligences invita a immaginare futuri urbani collettivi, inclusivi e consapevoli

Il secondo numero di Notes on Plural Intelligences Now-Here Land approfondisce il significato che le città rivestono oggi. Riflette sui diversi modi di appartenere agli spazi urbani contemporanei, luoghi (o non-luoghi) in cui convivono sistemi di movimento, dati e controllo. In questo contesto, il corpo diventa il primo soggetto colpito dalle politiche abitative e dai quadri legislativi messi sotto pressione dall’attuale sistema turbo-capitalista.

Per affrontare questo cambio di prospettiva, Benedetta Lenzi ha dialogato con Dario Bartolini, architetto, artista e membro del collettivo radicale Archizoom Associati. Nel corso dell’intervista, Dario ci invita a vivere il presente, osservare ciò che ci circonda e agire in modo consapevole.

Il numero parla inoltre di Fare Posto, un progetto realizzato dagli studenti del MA in Interior Design e promosso dalla Fondazione Francesco Morelli, che propone tre progetti di arredi mobili e flessibili. Il progetto è stato ideato per il centro di accoglienza e supporto ai servizi sociali e sanitari Centro Sammartini del Comune di Milano, con il coordinamento di Davide Fabio Colaci e Riccardo Ferri, protagonisti dell’intervista pubblicata sul numero.

E come non cogliere, poi, l’invito a passeggiare con Cecilia Alemani, curatrice dell’High Line di New York, per riflettere su cosa significhi trasformare la città in una galleria d’arte urbana? In occasione della sua visita a Casa IED NYC nel mese di marzo, Alemani racconta il rapporto tra arte, spazio urbano e i diversi esseri viventi che lo abitano.

Infine, proprio per approfondire il tema del design per i more-than-human, abbiamo intervistato Alessandra Covini e Giovanni Bellotti di Studio Ossidiana. Gli architetti invitano a una riflessione radicale, fondata sull’empatia, prima di progettare qualsiasi intervento.

Il Visual Essay è firmato dalla docente e dottoranda IED Chiara Grandesso, che esprime desideri, conflitti e contraddizioni degli spazi urbani attraverso una selezione di progetti realizzati dagli studenti IED.

Concludiamo questo percorso con Julia González Saiz, diplomata a IED Kunsthal Bilbao nel giugno 2025, e il suo progetto di tesi El suelo que desaparece bajo nuestros pies. Nel suo articolo, l’autrice raccoglie riflessioni e frammenti di diversi autori per proporre un nuovo sguardo sul significato del passeggiare in città, analizzando il concetto di flânerie, introdotto da Walter Benjamin, da una prospettiva femminile. Il risultato del progetto, che mira a recuperare la memoria dei corpi dimenticati (in particolare quelli delle donne), ha preso forma in un libro e in un audiovisivo sul camminare, la memoria e lo spazio urbano, nati da una conversazione con sua nonna.

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