Data

04 luglio 2016

Il nuovo Schaudepot: deposito espositivo integrato nel Campus Vitra, offre accesso alla collezione di mobili svizzeri, con impatto visivo notevole e dinamismo all'area di Weil am Rhein.

Il Campus Vitra a Weil am Rhein si amplia con un nuovo edificio per il Vitra Design Museum, un insolito “deposito d’esposizione”.

Dal 3 giugno 2016 il Campus Vitra di Weil am Rhein conta un nuovo edificio, lo Schaudepot, deposito e spazio espositivo dedicato alla ricca collezione di mobili dell’azienda svizzera. Herzog e De Meuron, i celebri architetti basilesi, firmano il loro secondo intervento dopo la VitraHaus del 2010.
Per il campus una grande svolta, un deciso orientarsi all’attività espositiva, un aprirsi al pubblico e alla città con un impatto evidentemente virtuoso sul territorio.

L’area comincia a delinearsi già nel 1981, quando, dopo un devastante incendio che distrusse il sito produttivo, Rolf Fehlbaum decise di chiamare per la ricostruzione architetti di meritata fama. A cominciare da Nicholas Grimshaw, poi Frank O. Gehry, Zaha Hadid, Tadao Ando, Álvaro Siza, Herzog & de Meuron, SANAA hanno nel tempo punteggiato di opere uniche la zona industriale che oggi si presenta come un organismo complesso tra fabbricati dedicati alla produzione, showroom, spazi espositivi e un padiglione per conferenze.

Il nuovo Schaudepot copre la superficie di una vecchia struttura a shed seminterrata, demolita perché fatiscente, e ne ricalca lo stile semplice, tipico dei magazzini industriali. L’aspetto appare quasi modesto, se paragonato agli altri edifici del campus; normale, ma per nulla noioso. Una forma archetipica – un grande rettangolo monolitico (non vi sono finestre, solo la porta d’entrata) sormontato da un tetto a spioventi – ricoperta interamente da mattoni clinker spezzati a mano che da una parte sottolineano la matericità del fabbricato e dall’altra generano un interessante pattern cinetico, soprattutto quando ci si cammina accanto. In questa semplicità quasi infantile, Herzog e De Meuron riescono nel difficile compito di inserirsi nel contesto – il sito industriale – evitando inutili metafore, senza quel trionfo assordante dell’eloquenza fine a se stessa, in definitiva senza retorica. E non è cosa da poco.

Perché alla fine quel che conta è la funzione, anzi le funzioni in questo caso: custodire e mostrare. E il nome, Schaudepot, è chiarissimo: schauen, guardare e depot, deposito. A ognuna delle due attività gli architetti hanno destinato un’area specifica. Al piano terra, la sala principale, 1600 m2 dedicati all’esposizione permanente, una selezione di 430 pezzi fondamentali per la storia del design del mobile organizzati cronologicamente dal 1800 a oggi e poggiati su scaffalature metalliche, neanche a dirlo, industriali e una piccola parte centrale destinata a temporanei approfondimenti tematici (all’inaugurazione un minuto, ma significativo omaggio al radical design italiano). L’illuminazione è risolta da una struttura a griglia di tubi luminescenti integrati al soffitto con un piacevole effetto omogeneo. Da un’apertura a nastro ci si affaccia sull’altra area funzionale dell’edificio, il seminterrato.

Il basement è per gran parte pensato per il magazzino, dove sono custoditi gli elementi restanti dell’enorme collezione (la collezione del Vitra Design Museum comprende attualmente circa 20.000 unità, 7000 tra arredi e complementi, oltre 1000 lampade e numerosi archivi e lasciti di designer quali Charles & Ray Eames, Verner Panton e Alexander Girard). L’area centrale dell’interrato, ancora aperta al pubblico, presenta alcuni approfondimenti per materiali, tecniche produttive o highlights di modelli paradigmatici e una ricostruzione fedele dello studio di Charles Eames. Da qui, quattro grandi vetrate permettono di curiosare nel ventre del magazzino dove, per comprensibilisssime questioni di sicurezza, solo gli addetti ai lavori – conservatori e curatori – possono entrare. Lo scopo di questi ‘squarci’ è di rendere pubblico il lavoro museale e così fa anche la caffetteria, realizzata lateralmente all’edificio principale, che si affaccia per la parte interna sugli uffici, la biblioteca e il laboratorio di restauro.

Lo Schaudepot si inserisce tra gli edifici già presenti con il dovuto rispetto e la corretta integrazione sottolineando l’intento compositivo del disegno generale. Il campus si evolve come un organismo, le architetture dialogano tra loro connettendosi tramite il ridisegno del paesaggio circostante. Uno spazio pubblico rialzato mette in relazione il nuovo fabbricato con la vicina Fire Station di Zaha Hadid (1993) e apre un secondo ingresso a sud facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Weil am Rhein, dove dal 2014 vi è un comodo collegamento tranviario per il centro di Basilea. La Promenade Alvaro Siza (2014) porta all’ingresso sul lato nord, alla VitraHaus e al museo di Frank Gehry (1989), collegando le due aree pubbliche. A metà strada la torre a scivolo di Carsten Höller (2014) funge da segnavia e permette la veduta d’insieme dell’intero Campus Vitra.


BIOGRAFIA – Diletta Toniolo

Diletta Toniolo ha da sempre coltivato la passione per il design che oggi insegna in corsi di storia e in laboratori di ricerca sulle tendenze contemporanee e promuove tramite l’attività giornalistica – collaborazioni tra gli altri con bOx International Trade, Domus, Bravacasa, Arketipo, Ottagono, il Mattino, Sky Alice, 24 Ore Television, Radio 24 – e la curatela di mostre ed eventi.

Dal 2001 collabora con IED come docente: ha tenuto corsi di Fenomenologia delle Arti Contemporanee, Storia del Design, Salone Experience, Interior e Product Design, oltre a diversi workshop. Da qualche anno è IED Ambassador, portando l’esperienza e la professionalità IED in giro per il mondo.

Tra le sue varie pubblicazioni: il libro Capolavori del design italiano, La storia del design italiano attraverso l’opera dei suoi progettisti, Edizioni White Star a cura di design.doc, oltre a collaborare come editor per la free press Tortona Around Design Journal durante la settimana del design milanese.

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