Data

08 marzo 2019

Navigare nel panorama del design contemporaneo: l'ascesa di designer indipendenti che mescolano l'artigianato tradizionale con le moderne tecnologie maker.

Gianfranco Setzu e Monica Casu sono due designer indipendenti che lavorano tra Milano e la Sardegna curando una loro collezione di oggetti autoprodotti in serie limitata, realizzati mixando le conoscenze artigianali con le contemporanee tecnologie maker. Dal 2015 sono docenti nel corso triennale di Fashion Design di IED Cagliari. Abbiamo chiesto loro di raccontarci che strada sta percorrendo il design contemporaneo e come la loro attività di designer indipendenti si inserisca in questo panorama.

Che strada sta percorrendo il design contemporaneo?

In un sistema sempre più sfaccettato e multitasking ci si interroga continuamente sulle nuove possibilità e dimensioni con cui confrontarsi,  con cui cercare di costruire un dialogo.

Un punto di vista interessante è proposto dal duo artistico  MASBEDO (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), designer che all’ultima Manifesta palermitana hanno affermato “Se l’arte non è feroce è design”. Un’affermazione che porterebbe tanta dell’arte contemporanea a rientrare nell’ambito del design e parte del design nell’ambito dell’arte. Ma questa affermazione esalta anche l’inutilità del labile limite fra le due discipline, collimanti nelle design gallery, che paiono già contraddizioni in termini, ma che hanno comunque sempre più spazio e importanza. Molti designer producono arte e molti artisti (pensiamo a Olafur Eliasson) producono design. Questo ci pone davanti a oggetti sempre più concettuali e sempre meno funzionali, o meglio, il mero funzionalismo è lasciato ai global brand, e il design di ricerca e sperimentale – inarrivabile per costi e limited edition – si nasconde nelle design gallery.

Durante le numerose design week possiamo ammirare il nuovo design establishment sempre più alla ricerca di visibilità e autoesaltazione. L’affermazione di Jasper Morrison secondo cui un certo design è fatto dai PR è sempre più attuale e profetica: a dimostrarlo il fatto che non ritroviamo concretamente nel mercato molte delle produzioni che vediamo su giornali e riviste. Esiste perciò uno scollamento tra il design rappresentato e quello usato e vissuto, cosa che lascia un assordante vuoto in cui ancora una volta si oppongono apparenza e sostanza.

In parte questo gap è occupato dalle produzioni indipendenti, che possono essere acquistate e vissute, raccontano un nuovo e ricercato lifestyle, e vivono nelle nostre case. Sono oggetti autoprodotti, reali, concreti, di ricerca e possibili, che comunicano la cultura del know how indispensabile alla loro produzione e qualità.

Il nuovo comparto indipendente e autoprodotto del design esiste lontano dalle design gallery e indubbiamente non possiede risorse da investire in PR e in pubblicità su riviste patinate di settore, ma è comunque vicino all’acquirente colto, che non si accontenta di uno standard approssimativo.

Da ciò la nostra scelta, come designer, di essere indipendenti, per poter produrre concretamente e metterci in discussione in modo attivo in un panorama, quello del design, che cerca sempre meno il dialogo con il nuovo, e sempre più la vetrina per il glamour design che fa parlare tanto, ma ha poco da dire!

Nei nostri progetti e nella ricerca che portiamo avanti è sempre presente una profonda attenzione ai processi e al dettaglio produttivo, che richiedono cura e dedizione. Cerchiamo di trasmettere questo know how ai nostri studenti e di comunicare l’idea di un designer che produce, insieme a valori di ricerca, anche qualità e autenticità.

Crediamo che le frontiere aspettino solo di essere abbattute, verso un nuovo design che mostri sempre più qualità e cultura, e meno vacuità. Come diceva Achille Castiglioni “Se non sei curioso, lascia perdere!“.

Gianfranco Setzu & Monica Casu

AutriceCarla Serra

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