Data

01 settembre 2022

Parte a novembre la seconda edizione del Master in User Experience Design. Un percorso per imparare a progettare esperienze e interfacce sui media digitali. I docenti Irene Gambelli e Giuseppe Farina ci guidano tra i contenuti.

Arriva in IED la seconda edizione del Master in User Experience Design, percorso formativo nato per imparare a progettare le esperienze dell’utente e le interfacce sui media digitali e per capire l'importanza cruciale che hanno questi temi per i brand e per il loro business. Il Master, in partenza a novembre nelle sedi di Roma e Milano, vedrà la presenza dei docenti Irene Gambelli, Media Designer e di Giuseppe Farina, Lead Design Manager. Ecco la loro intervista integrale:

Da dove si parte per creare un’esperienza digitale?

G.F.: Nonostante molti possano pensare che sia facile e veloce progettare un sito o un app, la realtà nella maggior parte dei casi è ben diversa. “Mi disegni una homepage per domani? Dai quanto ci vuoi mettere!”. Spesso sentiamo queste frasi. Dobbiamo però ragionare sul vero oggetto della progettazione: l'esperienza digitale. In quanto “esperienza” risulta chiaro che non si tratta soltanto di mettere insieme un po’ di pixel colorati e qualche riga di codice, ma bisogna innanzitutto conoscere il contesto e gli utenti, i bisogni da assolvere e gli obiettivi di business da raggiungere. Ecco, quindi, che è essenziale una fase iniziale di analisi e ricerca, i cui risultati saranno il punto di partenza per le fasi successive di progettazione.

UI, User Interface. Termini con cui IT e web designer hanno imparato a familiarizzare. Di che si tratta?

I.G.: È la realizzazione della parte “visual” di un sito. Il layout grafico, cioè quella categoria di elementi che ci aiutano nella realizzazione del prodotto finale, come i font, le call-to-action, le icone oppure le animazioni che ogni elemento dovrà compiere all’interno di un sito web. Lo User Interface Designer studia l’interazione tra i dispositivi (Mobile o Desktop) e l’utente, trasformandola in una esperienza di navigazione immersiva, funzionale e coerente.

Che competenze bisogna avere per approcciarsi alla UI? Quali sono le skills indispensabili per diventare uno User Interface Designer di successo?

G.F: Sicuramente parliamo di una disciplina molto vicina a competenze e capacità “visual”, ma non per questo per approcciarsi alla UI è necessario avere doti “artistiche”. Ci sono molte regole e tecniche da apprendere, non solo specifiche del mondo digitale ma più in generale del mondo grafico. Inoltre, per l’analisi e la definizione dell’experience, è possibile attingere da molte metodologie ormai consolidate.

Certo, l’occhio vuole la sua parte, e una predisposizione artistica/grafica da sicuramente una marcia in più.

Che differenza c’è tra User Interface (UI) e User Experience (UE)?

I.G.: UE e UI sono ormai un classico dilemma digitale. Ci si potrebbe quasi chiedere: è nata prima la UX o la UI? La risposta tipica è banale: la UX è quell’area progettuale più legata alla ricerca e al design dell’esperienza generale, delle customer journey e user flow, mentre la UI è strettamente legata al design dell’interfaccia finale, mockup grafici e prototipi. “UX focuses on function, while UI focuses on form” Nella pratica non c’è una divisione così netta tra queste discipline, anzi sempre di più ora si parla di Digital Product Designer e non di UX o UI Designer. È infatti importante che un designer, a prescindere dall’inclinazione professionale personale, abbia almeno competenze di base di una e dell’altra, per poter progettare meglio e più consapevolmente un prodotto digitale.

Quali software bisogna padroneggiare per lavorare nel campo, e come si integrano UI e UX nel mondo dei prototipi e delle animazioni?

G.FNegli ultimi anni, nel mondo UX e UI si sono diffusi moltissimi software. Dalla supremazia della Suite Adobe di ormai 10 anni fa, siamo passati a software indirizzati a progetti digitali come Sketch e Figma che offrono moltissimi vantaggi in termini di esecuzione, prototipazione e test, ma anche collaborazione real-time e hand-off verso il team di sviluppo. Ci sono poi software più specifici per realizzare prototipi: Invision o Marvel, se vogliamo prototipi a bassa fedeltà ma in tempi brevi, o Principle ed After Effect per progettare interazioni più fedeli ed animazioni complesse. Anche gli scenari del no-code e low-code si stanno diffondendo rapidamente e possono risultare molto utili sia per realizzare prototipi ad alta fedeltà che per progetti finali. Un esempio di software no-code è Webflow, forse il migliore per realizzare progetti web.

Scopri qui tutte le info del master.

 

Potrebbe interessarti anche: