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Firenze

Dicembre 3, 2019

Jacopo Rosano e il suo studio di Motion Design

L’esperienza di Jacopo Rosano, IED Alumni al corso Triennale in Comunicazione Pubblicitaria che, al termine del suo percorso di studi, si è trasferito a Milano. Dopo aver lavorato come graphic designer nell’head quarter tedesco di Adidas, ha deciso di creare il suo studio personale Suun Productions e si occupa di Design/Animation per molti clienti prestigiosi, scopriamo di più:


Ciao Jacopo, raccontaci com’è nata l’idea di creare Suun Productions…

Dopo qualche anno nell’agenzia digitale di Capgemini Italia e l’esperienza come graphic designer ad Adidas, ho deciso di rischiare un po’ di più e provare a costruire qualcosa di più personale. Uno “studio” di Motion Design alla ricerca di traguardi e risultati da “Agenzia”, tra le mie favorite: Buck Design, CATK Berlin, MM Paris e ovviamente Pentagram, ma sono solo le poche di una lunga lista; credo che per arrivare lontano dobbiamo tutti partire dalle basi di qualcuno che stimi. Ho iniziato ufficialmente questo progetto da Aprile 2019, è successo tutto rapidamente e senza il tempo di rendermi conto se stavo facendo la cosa giusta, soprattutto per uno come me che non si è mai interessato al business e alle sicurezze, ancora adesso faccio molta fatica.


Cosa ami del tuo lavoro? 

Tutto. Dalla prima chiamata del cliente, alle consegne in tarda notte.  Dalla ricerca approfondita che facciamo su ogni progetto, qualunque esso sia, ai rework assurdi che i migliori clienti ci richiedono, che per quanto possa sembrare uno “sbatti”, sono i momenti in cui impariamo di più e cerchiamo di raggiungere la perfezione.  Ma ovviamente la soddisfazione più grande è vedere le animazioni che erano solo nel tuo hard disk, andare in loop su monitor di 7 metri x 5 davanti a mille persone sorprese che talvolta si emozionano. Per me e per i miei amici/collaboratori questo è sicuramente il miglior feedback che si possa ricevere. I più critici sui nostri progetti, siamo sempre noi, ci è utile per stabilire nuovi traguardi ogni volta. Il nostro obiettivo è quello di intrattenere, far emozionare e creare un ponte tra noi e il pubblico che fruisce le nostre “opere”.


Quanto è stato utile, per la tua attuale professione, il corso che hai frequentato a IED Firenze?

Ho iniziato a studiare a IED grazie a una piccola borsa di studio che ha aiutato a convincere i miei a farmi studiare in una scuola a pagamento, adesso sanno di aver investito quei soldi per qualcosa che mi ha reso soddisfatto del mio lavoro, e tanto basta.
IED è stato sicuramente il miglior trampolino di lancio che ho avuto per la mia carriera professionale, è il posto in cui riesci a mettere in pratica le tue passioni artistiche negli esami e nelle prove di tutti i giorni senza che nessuno giudichi le tue visioni personali, non tutti offrono una libertà del genere. Allo stesso tempo non è sempre così facile per ogni materia, ricordo ancora il famoso esame di storia dell’arte del primo anno che io e i miei compagni stentavamo a dare, fino al terzo anno, prima della tesi, in cui ci siamo presentati insieme, siamo passati e abbiamo festeggiato! A IED Firenze c’era molto senso del gruppo, i professori favorivano il lavoro in team, collaborando insieme come nelle vere agenzie. Oltre a questo con alcuni ragazzi ci trovavamo fuori sede per discutere dei nostri progetti e unire le nostre competenze.  Il mio corso di Visual Communication (Comunicazione Pubblicitaria) mi ha fornito una panoramica generale e specifica su molti argomenti del settore, dal Graphic Design alla Fotografia, passando poi alla Storia dell’Illustrazione fino a materie più avanguardiste come Interaction Design, ma senza dimenticarsi delle “utility” Digital Marketing e Comunicazione.


Cosa ti è piaciuto di più della tua esperienza in IED?

Mi è piaciuto il rapporto di amicizia sia con i compagni che con i professori, rendendo l’ambiente universitario un posto confortevole dove ci si può confrontare e scambiare idee con i professori, e perché no, lavorarci anche insieme per alcuni progetti come mi è capitato con il Prof. Roberto Fazio di Interaction Design. Con lui c’è stata intesa fin dalla prima lezione, mi ha appassionato molto il suo corso e ancora oggi collaboriamo su vari progetti artistici. Il professore in IED è un esperto del settore e un professionista, questo è sicuramente un vantaggio per una scuola di design e per i suoi alunni. Un’altra cosa fondamentale che succede allo IED è la collaborazione tra scuola e aziende reali. Mentre a Milano ci sono le Fashion Week, a IED Firenze ci sono le Special Week, intere settimane dedicate alla ricerca e al lavoro di gruppo per realizzare contenuti/strategie per aziende reali. Negli anni in cui c’ero io è capitato di collaborare con aziende come Adidas, Peace Kitchen e altre.


Quali sono le principali differenze tra l’essere uno studente e un professionista?

Essere uno studente ha sicuramente i suoi vantaggi, sono ancora nostalgico dei momenti passati dentro e fuori IED insieme ai miei compagni di corso. Essere studente ti permette di riflettere molto sul tuo futuro, avere la libertà di sperimentare e mettere in pratica le tue idee con più calma. Nel lavoro questo è ancora un’utopia, il tempo è sempre limitato e spesso non si riesce a fare tutto quello che si vorrebbe, o che hai in testa. Ma dall’altro, il bello di lavorare è che stai facendo un atto pratico reale, stai costruendo mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, il tuo futuro. Che tu lavori per una agenzia o che tu abbia un piccolo studio, non c’è niente di più bello nel sentire qualcuno interessato al tuo lavoro, al tuo stile e alle tue idee per poi vederle realizzate a loro spese 🙂


Quando eri un bambino cosa sognavi di fare da grande?

Quando ero piccolo giocavo tantissimo, ero instancabile, dai giochi all’aperto alle jeep telecomandate che smussavano gli angoli della casa. Il mio sogno nel cassetto era inventare una casa di automobili disegnate da me. L’avrei chiamata la “Rosano”, ho ancora alcuni schizzi che ho fatto quando avevo circa 10 anni, tra cui una nuova Porche Cayenne di quel periodo per come la immaginavo io. Nella mia carriera futura vorrei fare di tutto, per questo non escludo la possibilità di fare un progetto per una casa automobilistica, chissà.

In cosa consiste il tuo lavoro di oggi e cosa hai fatto in passato?

Il mio studio è la combinazione della mia passione per i video, per la musica, per l’arte e la tecnologia. Il mio lavoro consiste nel progettare ogni giorno esperienze visive soprattutto nel campo del design e della moda: animazioni 3D, motion graphics e installazioni artistiche. Iniziamo sempre dal brief del cliente per svilupparlo attraverso la nostra visione creativa, ma considerando sempre le evoluzioni tecnologiche del momento.  É iniziato un po’ per caso, grazie alla prima collaborazione con LUISAVIAROMA, mi chiamarono per realizzare il video che sarebbe andato nella vetrina del negozio nei pressi del Duomo di Firenze, durante il periodo Natalizio. È stata un’esperienza molto bella in quanto abbiamo collaborato insieme alla famosa designer Cristina Celestino che aveva realizzato gli interni del negozio in tema Natale anni ’50. Dopo quel video ne ho fatto ancora un altro, stavolta insieme alla designer Sara Ricciardi e poi ancora un altro per il novantesimo anniversario del famoso negozio fiorentino.
A Milano, inoltre, ho iniziato a collaborare ormai da 6 mesi, con il grande gruppo Fasten Seat Belt, di cui fa parte anche la famosa rivista di design Cabana Magazine. Insieme a FSB e a Take Off (parte del gruppo), abbiamo realizzato svariati contenuti video e animazioni per noti brand come Richard Ginori, Chanel, Emporio Armani e altri. Attualmente stiamo lavorando a una serie di 60 animazioni Stop Motion per una grande azienda di prodotti commerciali. Con Take Off riusciamo sempre ad investire nella ricerca creativa progettando esperienze di forte impatto in linea con le visioni dei clienti.

Un consiglio per i futuri professionisti…

Consiglio a noi studenti di sperimentare in più campi e di non prescindere mai dalla nostra visione personale e dal nostro stile, anche quando alcuni professori non ci staranno dietro. Perché fuori dalle università sono premiati coloro che hanno fatto della propria visione un valore per le aziende.