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Milano

settembre 30, 2020

Cosa pensano Millennials e GenZ dello smart working?

IED è partner di OneDay nell'Osservatorio sullo Smart Working: obiettivo è scattare una fotografia di come l’emergenza sanitaria ha accelerato la trasformazione del mondo del lavoro all’insegna di flessibilità, autonomia e formazione

Le nuove generazioni sono entusiaste dello smart working, ma non nella sua accezione di lavoro da remoto. Per i giovanissimi smart working deve fare rima con autonomia e reale flessibilità (tra cui il full remote, non necessariamente da casa), caratteristiche fondamentali della loro azienda dei sogni. Non vogliono inoltre perdere il contatto con l’ufficio.

Sono stati lanciati i primi risultati dell’Osservatorio “Smart Working: il punto di vista di GenZ e Millennials” promosso da OneDay Group (ScuolaZoo – WeRoad – ZooCom – Together) e di cui IED Milano è partner attraverso la sua Scuola di Comunicazione, grazie al coinvolgimento della sua community di studenti e lo sguardo privilegiato sui lavoratori giovanissimi e su quanti si affacceranno al mondo del lavoro nei prossimi mesi.

I RISULTATI – Malgrado il desiderio di autonomia e flessibilità, Millennials e rappresentati della GenZ non vogliono perdere il contatto con l’ufficio (lo dichiara il 72% degli interpellati), a patto che gli spazi vengano ripensati in modo da incentivare la condivisione, la creatività e i momenti di convivialità con un approccio informale. I giovani, che spesso ricoprono ruoli più junior all’interno dell’azienda, sono preoccupati per la formazione: per poter imparare è fondamentale il confronto spontaneo e la possibilità di lavorare vicino ai manager e colleghi più esperti.

IL LAVORO DA REMOTO – Il 60% degli intervistati dichiara di voler lavorare da remoto. Approfondendo però si evincono due insight interessanti: chi vorrebbe farlo è perché non lo ha forzatamente provato durante il lockdown, ovvero studenti (quasi il 60%) e inoccupati ( 75%) e la percentuale di chi lo farebbe si alza proporzionalmente al crescere dell’età (appunto per la preoccupazione dei più giovani verso la formazione, legata alla presenza in ufficio). Per la metà dei rispondenti lo smart working però non è il driver per la scelta dell’azienda dei sogni, tanto che il 75% non rinuncerebbe a una parte di stipendio per avere la possibilità di lavorare da remoto.