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Milano

ottobre 19, 2021

Martina Caironi: energia, colore e… design per l’atleta doppio argento a Tokyo 2020

Breve intervista, dopo il podio conquistato alle Paralimpiadi, all'atleta bergamasca che ha gareggiato con le protesi personalizzate per lei dalle studentesse IED Master

Innumerevoli scatti fotografici ritraggono una Martina Caironi al massimo della sua concentrazione, e poi gioiosa sul podio, in occasione delle attese Paralimpiadi del post pandemia, tenutesi lo scorso settembre. Ne emergono la forza, la tenacia e il talento che l’hanno portata ad aggiungere i due nuovi argenti di Tokyo 2020 (salto in lungo T63 e 100 metri T63) alle medaglie d’oro già conquistate in passato; la ritraggono con quel “valore aggiunto” (e non sottratto) di design e creatività con cui ha gareggiato e vinto: le protesi che le due ex studentesse IED Milano Silvia Borri (Master in Creative Direction) e Maddalena Pavanello (Master in Graphic Design) hanno appositamente personalizzato per l’atleta bergamasca nel progetto IED for Martina Caironi, condotto nel 2019.

Martina, quale parte della tua unicità pensi che esprimano – in allenamento, in gara, sul podio – le protesi personalizzate per te dalle giovani designer IED?

La cura dei dettagli con cui mi sono avvicinata a questo grande appuntamento, il colore e l’energia che mi accompagnano nella mia vita di atleta. Sono parte della mia evoluzione, parte del percorso che mi ha portata ad una grande consapevolezza del mio corpo, delle mie protesi, dei miei gesti tecnici.

Come è stato, rispetto alle imprese precedenti, gareggiare ora con questo “valore aggiunto” di design e creatività?

Gareggiare con questo nuovo design è stato qualcosa di unico: sapere che siano state fatte per l’occasione di Tokyo e che c’è dietro una progettazione di vari anni ha dato un valore aggiunto alla mia esperienza.

Vorremmo approfondire proprio il tuo rapporto con la creatività: ti senti/ritieni personalmente una “creativa”? C’è qualche attività riconducibile al macro ambito della creatività che svolgi quando non sei la Martina atleta?

Mi sento abbastanza creativa, perché mi piace trovare soluzioni nuove o alternative. Crescere per me ha significato perdere parte della mia creatività, ma ancora conservo il desiderio di disegnare, colorare, creare e quando posso lo faccio.

Da sportiva, quale ruolo vedi oggi nel design, inteso come approccio e metodo progettuale? Cosa senti ti è stato trasmesso, su questo fronte, dagli studenti e studentesse IED con cui ti sei interfacciata?

Il design come approccio e metodo progettuale ha un ruolo importante nell’immaginare il futuro, nel porre le basi per obiettivi ambiziosi. Gli studenti e le studentesse IED mi hanno trasmesso il prodotto finito, derivato da studio, conoscenza e applicazione ad un ambito diverso dai tradizionali.

Il progetto IED for Martina Caironi aveva coinvolto studenti e studentesse di 5 diversi Master IED Milano. Tra le 18 diverse proposte, Martina aveva scelto appunto quelle di Silvia Borri (una gamba in versione optical per i 100 metri, nella foto) e Maddalena Pavanello (una gamba in veste etno pop per il salto in lungo). Una menzione speciale era andata Farhat Sharif (Master in Fashion Design), che ha trasposto le atmosfere del suo Pakistan sulla speciale protesi dell’arto ad uso sportivo.

 *Foto di Mauro Ujetto: Martina Caironi nei 100 metri con la protesi personalizzata da Silvia Borri.