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Milano

luglio 14, 2021

Startup alla prova: i diplomandi presentano le loro idee di business alle aziende

Un pitch reale per 7 progetti di tesi IED Milano in Product Design: 5 minuti per convincere gli esperti della bontà di una nuova impresa che intercetti e soddisfi bisogni attuali e futuri. "Chiedere agli studenti di accostare un modello di business a un buon prodotto è un atto futuristico"

Sono già alla prova del mercato e degli investitori, ancora prima di essere ufficialmente discusse come tesi di fine corso.

Sette gruppi di diplomandi IED Milano in Product Design – autori di progetti di startup innovative di prodotto/sistema/servizio pensate per un contesto urbano e dei relativi business model – sono stati protagonisti (poco prima della graduation week) di una sessione reale di pitch, momento fondamentale per imparare a comunicare la propria idea creativa e imprenditoriale, convincere possibili investitori a sposarla e ricevere feedback concreti sul suo avanzamento.

Ad ascoltare e valutare le idee dei futuri designer sono stati nello specifico tre esperti: Gioia Manetti, Senior Vice President di Autoscout24 & CEO di Autoscout24 Spa, con 15 anni di esperienza nel mondo tech e digital e nello sviluppo di strategie e business per il luxury, il retail, gli ambiti media e internet; Riccardo Baldo, con una decennale carriera in progetti di evoluzione aziendale da prodotto a cliente centrica, oggi managing partner e innovation leader di quo·d, dove gestisce progetti di trasformazione organizzativa, business plan e direzione start-up; Daniel Romano, giovane Digital Product Designer convinto del “super potere” del design come atto di creazione al servizio delle necessità.

I pitch hanno mostrato che i diplomandi si sono davvero messi alla prova con grande dedizione, passione e impegno. Ho visto dei giovani professionisti fortemente motivati a soddisfare bisogni concreti e ad acquisire le competenze necessarie a raggiungere i propri obiettivi. Ho visto matura consapevolezza dei risultati raggiunti e dei gap da colmare, oltre che un concreto desiderio di fare la differenza con il proprio lavoro – ha commentato a margine Gioia Manetti. Ritengo che IED abbia preso una direzione coraggiosa e innovativa nel voler integrare in un percorso di studi ben definito e delineato una tesi sperimentale così strutturata”.

“Da progettista, a mia volta, reputo che il prodotto stia al cuore di un’azienda in quanto effettivo valore consegnato al mercato. Quindi, se non si ha un prodotto ben fatto che risponde alle esigenze di qualcuno, non si va molto lontano. Ma non è tutto: è importante capire che un ottimo prodotto che non sia messo a sistema con altri fattori ben calibrati come un buon business model, strategie di crescita efficaci, team e processi vincenti, non ha egualmente lunga vita. Per questo trovo che la sfida di progettare anche un modello di business attorno al prodotto, e rendere ciò una tesi di livello accademico, sia un atto futuristico – aggiunge Daniel Romano, invitando a non dimenticare la centralità del fattore umano nel futuro del design.- Il machine learning modifica in alcuni contesti il ruolo del designer e, più avanti, potrebbe solcare più profondamente il modo in cui si progetta. Ma c’è qualcosa che forse le tecnologie sono ancora lontane dal saper fare, cioè gestire la complessità pensando fuori dagli schemi! Il reale pensiero divergente, forse, è ancora solo proprietà degli esseri senzienti, tra cui gli umani.

I PROGETTI

L’obiettivo della tesi cui gli studenti hanno lavorato nell’arco del terzo anno di corso era quello di sviluppare una startup che si muovesse in tre macro scenari: nuovi spazi di vita, in trasformazione anche a causa della crisi pandemica; un concetto molto più ampio di benessere, un wellbeing inteso come cura costante di corpo e mente; una nuova relazione con la natura, che porta ad avvicinare sempre più persone a stili di vita sostenibili; integrazione tra fisico e digitale nelle forme di intrattenimento oltre che di interconnessione.

Queste le proposte di startup presentate alle aziende, frutto di una fase di Design Thinking e una di Business Plan, con la creazione di una idea imprenditoriale e di brand che intercetti bisogni attuali e futuri dell’utente sulla base dei lifestyle trend in atto.

Grow On: nasce per aiutare i vivai, sempre più in crisi da quando e-commerce e app tuttofare si sono diffusi. Collaborerà dunque con i vivaisti, dandogli la possibilità di vendere piante, prodotti per il giardinaggio e fornire assistenza online in videochiamata, senza che debbano aprire un sito web. I vivaisti più intraprendenti potranno poi vendere, sia online che in negozio, Mate, vaso espandibile ed autoirrigante.

OUTby: nasce con l’intento di risolvere i problemi nati durante la pandemia e legati all’alienazione da ambiente domestico dovuta a smart working e DAD. Sarà possibile svolgere queste attività in luoghi all’aperto ed a contatto con la natura in modo da rendere le stesse più piacevoli, leggere eproduttive.

Leaving Space: un nuovo spazio di lavoro da inserire nelle abitazioni degli smartworker che non hanno una stanza da dedicare solo all’ufficio, permettendogli di ricreare, al bisogno, una postazione ergonomica e che offra privacy e concentrazione, per poi sparire nell’ambiente domestico al termine dell’orario lavorativo.

Sbun Design: produce oggetti d’arredo partendo dalla plastica riciclata e stampandoli successivamente in 3d. Un innovativo estrusore permette di abbreviare il consueto processo di riciclo della plastica, permettendo così un risparmio di CO2 emessa.

Bluumy (nella foto): punta a creare un’esperienza consapevole di gravidanza per la coppia, che coinvolga di più anche i papà, facendo vivere l’attesa davvero in egual misura a entrambi.

FicusFit: un supporto per l’allenamento (tramite un’app, una tuta, dei sensori) in grado di seguire costantemente l’utente e correggerlo nel programma, monitorando i costanti progressi in modo semplice.

Ooasy: un sistema di percorsi di lavoro su noi stessi, progettato con un team di psicologi per sensibilizzare alla conoscenza e alla presa in cura di sé, del proprio benessere psichico, a partire dall’intensificazione di alcuni malesseri causa pandemia.

“È assolutamente positivo e lungimirante il percorso che IED ha iniziato ad intraprendere. Avvicinare al Business i ragazzi del mondo Design è un’accelerazione importante nell’approccio e nella mentalità di tutti gli studenti che intendano conoscere, anche se embrionalmente, le diverse funzioni aziendali. Auspico vivamente che IED intenda replicare questo format, e che possa diventare uno dei nuovi percorsi formativi offerti” conclude Riccardo Baldo.

A coordinare i diplomandi sono stati i docenti Ginevra Franchi, Davide Piersanti, Viola De Marzi, Paolo Lovati e Giorgio Ferrari, con gli assistenti Gaia Anselmi Tamburini e Barbara Bassignani e le correlatrici Silvia Roth e Beatrice Novara.